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L’orrore delle leggi
razziali nel documentario
di Giorgio Treves

Nel pomeriggio di ieri, una numerosa platea di insegnanti e qualche giovane studente ha gremito la sala del Portanova per la proiezione di “1938 Diversi”, il film documentario di Giorgio Treves presentato fuori concorso alla 75esima edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Una proiezione proposta dall’Associazione 25 aprile di Cremona, nell’ambito delle lezioni del corso sulla didattica della costituzione, che ha visto ieri a Crema la presenza del regista Giorgio Treves, accolto dal presidente dell’Associazione 25 aprile Piergiorgio Bergonzi, dall’assessore alla cultura Emanuela Nichetti e dalla presidente del Comitato per la valorizzazione dei principi della costituzione italianaGraziella Della Giovanna.

Fare memoria. Un film, quello del regista piemontese, ma nato negli Usa, che nasce per ricordare ciò che avvenne ottant’anni fa, realizzato nella ricorrenza della promulgazione delle leggi razziali. “Non voglio lanciare messaggi e non è un film militante”, ci dice il regista prima di entrare in sala per incontrare gli insegnanti cremaschi. Pur concentrandosi sul periodo storico che va dal 1935 al 1943, Treves sottolinea come durante la preparazione, la realizzazione e il montaggio del film, non sono mancate assonanze, riferimenti, riflessioni che portano a operare un confronto con la realtà di oggi, nel contesto italiano ed europeo. Non un film celebrativo però, chiarisce Treves, “perché le leggi razziali non si possono celebrare”, però attraverso il film si può fare memoria: “Un piccolo anticorpo che permette a chi lo vede di riflettere”. In sala poi, lo stesso regista parla del ruolo degli adulti, soprattutto nei confronti dei giovani: “È responsabilità degli adulti smantellare il veleno che nel ventennio è stato instillato nel subconscio degli italiani”.

Fare i conti con la vergogna. Importante il lavoro che ha preceduto la realizzazione del film, con una profonda ricerca storica di documenti, saggi, scritti, testimonianze dirette. Ci sono testimonianze di persone, racconta il regista, “che sono riuscite a sbloccare le chiavi della memoria e hanno parlato per la prima volta di quella esperienza”. Nella struttura del film sono poi presenti alcune letture di diari e corrispondenze di Mussolini ed altre voci del regime fascista, con l’obiettivo di dare voce anche al regime, in maniera che la riflessionesu ciò che è stato, possa essere completa, affinché lo spettatore possa cogliere cos’è giusto e cosa no, potendo essere coinvolto perché, conclude il regista: “Ancora non abbiamo fatto i conti con questa storia. Una storia che dovrebbe provocare vergogna per il nostro Paese, che negli anni del regime è stato travolto dalla deviazione psicologica tramite lo strumento della propaganda”.

Nascere in un altro Paese. Gli occhi si fanno più lucidi quando il regista parla della sua storia personale e di quanto questa ha inciso anche nella realizzazione di questo documentario: “La mia famiglia è stata costretta dalle leggi razziali a lasciare l’Italia nel ’40, con l’ultima nave passeggeri in partenza per gli Stati Uniti, due settimane prima della dichiarazione di guerra. Io stesso, nel corso dei lavori preparatori sono venuto a conoscenza del documento con il quale veniva espulso mio padre dall’albo artisti italiani”.

Ilario Grazioso

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