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Stupro di gruppo su 20enne
La vittima in videoconferenza
'Mi sembrava un incubo'

L’avvocato Aiello

Dopo essere stata stuprata dal gruppo, sarebbe anche stata picchiata. Lo ha raccontato proprio lei, la presunta vittima, la giovane cremasca di 21 anni che il 24 maggio dell’anno scorso all’interno di uno stabile abbandonato a Crema, l’ex Everest, nel quartiere Santa Maria, sarebbe stata violentata dal suo più caro amico e da due marocchini sconosciuti, questi ultimi senza fissa dimora, tutti finiti a processo con l’accusa di violenza sessuale di gruppo. Questa mattina per quasi tre ore la ragazza ha ripercorso la terribile vicenda nell’ufficio del giudice Elisa Mombelli. Ad ascoltarla in videoconferenza nell’aula di udienza del gup c’erano i suoi presunti aguzzini, tenuti appositamente lontano per dar modo alla giovane, ancora molto provata e spaventata, di parlare in piena libertà e con la massima serenità.

“Il suo è stato un racconto preciso, puntuale, senza incongruenze”, ha detto Mimma Aiello, il legale della 20enne che nel processo, celebrato con il rito abbreviato, si è costituita parte civile. “Mi sembrava di vivere in un incubo”, ha raccontato oggi la giovane, “mia mamma mi sveglierà. Non so quanto sia durato, ma a me è sembrata un’eternità”. Anche oggi, come del resto aveva già fatto all’epoca dei fatti, la giovane ha riconosciuto nell’album fotografico che le è stato mostrato i due marocchini che l’avrebbero stuprata. L’altro, il cremonese, era invece il suo amico di sempre. “Erano molto amici”, ha spiegato l’avvocato Aiello. “Lei ci teneva tantissimo a lui, era quasi dispiaciuta di averlo denunciato. Gli voleva bene perché era l’unico che le ha dato sempre affetto, fiducia e condivisione e che le è sempre stato vicino”. Ora invece Stefano, 36 anni, cremonese, deve rispondere della pesante accusa di averla stuprata insieme a Mohamed, 50 anni, e Lahoussaine, 53 anni. Tutti sono difesi dall’avvocato Fabio Galli.

L’avvocato Galli

Il 24 maggio del 2017 la 20enne e l’amico si erano incontrati perchè avevano deciso di andare a convivere. Lei aveva fatto la valigia e aveva raggiunto in pullman la stazione di Crema. Lui l’aveva raggiunta e insieme erano andati l’ex Everest per posare la valigia, poi in un bar dove il 36enne, per l’accusa, avrebbe cominciato a farla bere. Dopo aver mangiato un panino erano usciti senza pagare, e per questo erano stati fermati dall’agente della stradale che oggi è venuto a testimoniare. Nel frattempo il ragazzo avrebbe telefonato ad alcune agenzie immobiliari con il telefono della giovane, dopodichè erano tornati sul luogo del presunto stupro, dove c’erano già i due marocchini, personaggi che il 36enne già conosceva. Secondo la versione della giovane cremasca, lì i tre l’avrebbero fatta bere del vino e poi avrebbero abusato di lei. Il giorno dopo, una volta sporta denuncia presso il Commissariato, la ragazza aveva condotto i poliziotti sul luogo della presunta violenza. In quello stabile abbandonato c’erano ancora i due marocchini che la ragazza aveva indicato come i suoi stupratori. Agli agenti, lei aveva anche indicato il cartone dove era contenuto il vino che i tre le avrebbero fatto bere.

Gli imputati, al contrario, hanno sempre respinto con forza le accuse. Tutti hanno sempre fornito la stessa versione, e cioè che non c’è stata alcuna violenza sessuale. Se per l’avvocato Aiello il racconto della sua assistita è stato “preciso e lineare”, così non è per l’avvocato Fabio Galli, difensore degli imputati, che al contrario, senza scendere nei particolari, ha parlato di “incongruenze” sia rispetto ai tempi che rispetto a quanto raccontato a suo tempo dalla ragazza al pm.

La sentenza sarà pronunciata il prossimo 12 luglio.

Sara Pizzorni

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