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La fecero ubriacare e poi
abusarono di lei. In tre sotto
accusa per violenza di gruppo

L’avvocato Galli

In tre, un cremonese e due marocchini, questi ultimi senza fissa dimora, sono apparsi questa mattina davanti al gup Elisa Mombelli perché accusati di violenza sessuale di gruppo nei confronti di una ragazza cremasca di 21 anni. L’episodio risale al 24 maggio dell’anno scorso all’interno di uno stabile abbandonato a Crema, l’ex Everest, nel quartiere Santa Maria. Gli arresti erano scattati due giorni dopo da parte del Commissariato di Crema e della Questura di Cremona. Oggi l’avvocato Fabio Galli, legale di Stefano, 36 anni, Mohamed, 50 anni, e Lahoussaine, 53 anni, ha chiesto ed ottenuto dal gup il processo con il rito abbreviato condizionato all’esame della presunta vittima e di un poliziotto della stradale che aveva fermato la ragazza e il 36enne il giorno prima dei fatti perchè non avevano pagato un panino in un bar.

Oggi la giovane, ancora molto provata, è arrivata in tribunale accompagnata dalla sua famiglia. Dopo un anno è stata costretta a rivedere i suoi presunti aguzzini. E’ entrata in aula solo il tempo di potersi costituire parte civile attraverso l’avvocato Mimma Aiello, poi è uscita per riunirsi con i propri familiari. Quando verrà sentita, nell’udienza del prossimo 8 giugno, lo farà in un’aula in videoconferenza. “Così potrà parlare al giudice serenamente, senza avere contatti con nessuno e senza timore”, ha spiegato l’avvocato Aiello. Gli imputati, invece, come ha tenuto a ribadire l’avvocato Galli, hanno sempre sostenuto di non averla mai toccata.

Per il pm Milda Milli e per gli investigatori, a carico dei tre ci sarebbe invece un ‘grave’ quadro indiziario, a partire dal riscontro nella refertazione medica della violenza sessuale, accertata dai medici che avevano prestato le prime cure e che avevano riscontrato ‘inequivocabili’ tracce della violenza subita sulla ragazza, che sulle braccia aveva anche dei lividi. E poi le indicazioni fornite all’epoca dalla presunta vittima che aveva fornito descrizioni precise dei luoghi e dei presunti responsabili.

L’avvocato Aiello

La 20enne e il 36enne sono amici da tempo. Il 24 maggio 2017 si erano incontrati perchè avevano deciso di andare a convivere. Lei aveva fatto la valigia e aveva raggiunto in pullman la stazione di Crema. Lui l’aveva raggiunta e insieme erano andati in un bar dove il 36enne, per l’accusa, avrebbe cominciato a farla bere. Dopo aver mangiato un panino erano usciti senza pagare, e per questo erano stati fermati dall’agente della stradale chiamato l’8 giugno a testimoniare. Successivamente i due avevano raggiunto l’ex Everest, dove poi erano arrivati anche i due marocchini che il cremonese già conosceva. Secondo la versione della giovane cremasca, lì i tre l’avrebbero fatta bere del vino e poi avrebbero abusato di lei. “Dopo averle fatto ingerire un considerevole quantitativo di alcolici”, si legge nel capo di imputazione, l’avrebbero “stretta per le braccia per tenerla ferma, costringendola a subire rapporti sessuali completi”.

Il giorno dopo, una volta sporta denuncia presso il Commissariato, la ragazza aveva condotto i poliziotti sul luogo della presunta violenza. In quello stabile abbandonato c’erano ancora i due marocchini, che la ragazza aveva indicato come i suoi stupratori. Uno di loro, a detta della 20enne, era ancora vestito come il giorno prima. Agli agenti, lei aveva anche indicato il cartone dove era contenuto il vino che i tre le avrebbero fatto bere. Gli imputati, al contrario, hanno sempre respinto con forza le accuse. Tutti hanno sempre fornito la stessa versione, e cioè che non c’è stata alcuna violenza sessuale. Nel frattempo il 36enne cremonese è stato messo agli arresti domiciliari, mentre i due marocchini sono ancora in carcere.

Sara Pizzorni

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