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Cerimonia per le vittime
delle foibe: 'Una tragedia
dimenticata troppo a lungo'

“Un popolo senza memoria è come un albero senza radici. Siamo qui per ricordare l’esodo di istriani, dalmati e fiumani. Lo sterminio e la crudeltà che hanno vissuto”. Queste alcune delle parole commosse di Nino Caizzi, profugo dalmata che ha aperto la cerimonia in ricordo delle vittime delle foibe.

Una testimonianza toccante, con la quale l’uomo ha voluto sottolineare l’importanza di ricordare quel periodo storico: la paura, i morti per le strade, la fuga davanti alle violenze.

Del medesimo tono le parole del sindaco di Crema Stefania Bonaldi, che ha rimarcato la necessità di ricordare, “perché queste celebrazioni devono affrancarsi alla realtà e portare alla riflessione soprattutto i più giovani”. Presenti in piazza Istria e Dalmazia, dove è stata deposta una corona d’alloro in ricordo delle vittime, anche delegazioni di studenti della media Galmozzi, dello Sraffa e Galilei e del liceo delle Scienze Umane.

“Gli imbarazzi politici relativi alla questione del confine orientale hanno fatto sì che troppo a lungo questa pagina della storia non fosse portata alla luce. L’ondata di aggressioni che ha travolto gli italiani di quelle terre sono una strage ingiustificata. Oggi siamo qui per ribadire nuovamente la nostra vicinanza a quegli uomini e donne che sono dovuti scappare di fronte alla violenza”.

Il primo cittadino ha poi affermato quanto l’Europa debba essere la culla dei popoli, contro i totalitarismi, rossi o neri che siano, “una casa comune, un laboratorio di convivenza e tolleranza che porti alla costruzione di un percorso condiviso da tutti, nel quale si possa riconoscere il valore delle differenze”.

Ambra Bellandi

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