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'Modifica dello statuto di
Scrp? Missione non compiuta'
La polemica di Grassi

Un'assemblea di Scrp (foto di repertorio)

Che fine ha fatto la modifica dello statuto di Scrp? A chiederselo è Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco, che da tempo ha innescato una polemica contro la Società cremasca reti e patrimonio. Secondo il primo cittadino, tale modifica “era stata classificata una priorità assoluta da approvare  entro lo scorso giugno. Siamo a metà dicembre e la missione  è incompiuta“.

L’approvazione era imposta dalla legge Madia e, indirettamente, dalle elezioni comunali di Crema, pena  un cartellino rosso” continua Grassi. “Almeno questo è quello che il consiglio di amministrazione della società aveva spiegato ai soci. Era seguita la pressante richiesta di portare nei consigli comunali (prima delle elezioni di Crema) le modifiche proposte dallo stesso consiglio di amministrazione formulate con l’ausilio di un consulente. L’obiettivo era stato centrato.

I consigli comunali avevano discusso la questione e votato, ma non tutti avevano approvato. La palla era passata al consiglio di amministrazione di Scrp che avrebbe dovuto convocare l’assemblea dei soci per la votazione finale, quella decisiva.

Scrp è una società per azioni e l’assemblea  non  decide secondo il principio una testa un voto, ma per quota azionaria. I quattro comuni detentori  del  cinquanta per cento circa delle azioni hanno votato a favore della modifica dello statuto. Ne deriva che, anche con il voto contrario dei dissidenti,  il nuovo statuto non troverebbe ostacoli all’approvazione in assemblea Nonostante  questa situazione blindata, la convocazione dei sindaci-soci per il nulla osta definitivo è rimasta tra le buone intenzioni e elezioni di Crema si sono svolte senza traumi anche se Scrp non ha un nuovo statuto.

Cosa è successo? Difficile saperlo. Da allora nessuna informazione sull’argomento è giunta ai soci.  Si possono solo avanzare delle ipotesi che, sia chiaro,  possono essere confutate. E l’ipotesi  più accreditata è legata alla bocciatura del nuovo statuto da parte  di alcuni comuni, anche se, come è stato precisato sopra,  il dettaglio  è ininfluente per l’approvazione. Pochi pecoroni (per ricordare la simpatica definizione di un sindaco) usciti dal gregge cosa possono determinare? Un po’ di prurito. E allora dove sta il problema?

Semplice: con il no i dissidenti hanno espresso anche l’intenzione di far valere il diritto di recesso e, quindi la volontà di abbandonare Scrp. Diritto previsto dall’articolo 2437 del Codice civile e relativo a una Spa che  modifica il proprio statuto. D’accordo, ma dove sta il problema? Altrettanto semplice: le azioni dei soci uscenti devono essere acquisite e pagate ai transfughi dalla società che viene abbandonata. In questo caso, da Scrp. Okay. Ma dove sta il problema?

Semplice: se così avvenisse la retorica del territorio unito attraverso Scrp, grande mamma dalle mammelle turgide, che accudisce i suoi cinquanta figli si sfalderebbe. Scrp da soluzione dei problemi del territorio, diverrebbe lei stessa il problema, anche se, a onor del vero, è già un problema. Inutile martellare gli zebedei dei sindaci e dei cittadini con il concetto che Scrp è la stella polare del Cremasco, l’elemento aggregante e altre amenità di questo tipo.  Un società per azioni non potrà mai rappresentare i comuni. Fine della storia.

Ora se il problema esiste bisognerebbe affrontarlo e risolverlo in maniera radicale ed evitare recidive.  Invece che si fa?  Lo si rimanda. Si escogitano diversivi per spostare l’attenzione da Scrp. Un esempio? L’istituzione, alcune settimane fa, dell’Area omogenea, organismo politico, privo di effettivi poteri decisionali,  costruito sulla scientifica spartizione dei membri del  coordinamento con il modulo 7-7-1. Sette al centrodestra, sette al centrosinistra e uno a Castelleone e con vicepresidente un sindaco che non si identifica con il Cremasco, ma con la Terra di mezzo.

E’ una divagazione, il tema è Scrp e l’incapacità di affrontare il problema. Da sei mesi si è dimesso un consigliere di amministrazione, rimasto in carica poche settimane, e ancora non è stato sostituito. E stato rifatto il look al sito istituzionale della società, ma non compaiono le retribuzioni dei dirigenti. Si era aperto un dibattito per il compenso dovuto da Padania acque per l’acquisizione delle reti di Scrp e da mesi nessuno informa i soci sullo stato dell’arte. E intanto il Cremasco prosegue il suo declino”.

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