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Il ricatto delle pellicce:
è tentata estorsione,
a Canali un anno e 4 mesi

Ugo Canali

Il reato è stato riqualificato da estorsione aggravata a tentata estorsione, e Ugo Canali, 58 anni, noto commerciante di pellicce residente a Soncino, è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione, pena sospesa, e a 300 euro di multa. Gli altri due imputati, Giancarlo Peschiera, 59enne mantovano, commerciante di pellicce con showroom a Verona, e il muratore bresciano Ermanno Vanderi, 52 anni, sono invece stati assolti “perchè il fatto non costituisce reato”. Il solo Canali  è stato anche condannato a risarcire con una provvisionale di 10.000 euro Giorgio Magnani, 70 anni, imprenditore leader del mercato, titolare della ‘Romagna Furs’, azienda con sede a San Marino. Magnani era parte civile attraverso l’avvocato Massimiliano Starni, del foro di Forlì.

Questa la decisione del collegio composto dal presidente Francesco Beraglia e dai giudici a latere Giulia Masci ed Elisa Mombelli che tra 90 giorni depositeranno la motivazione della sentenza. Per Canali, il pm Carlotta Bernardini aveva chiesto una pena di cinque anni di reclusione, mentre tre anni e tre mesi ciascuno per gli altri due imputati. “Siamo soddisfatti perchè è stato ridimensionato il grave quadro accusatorio che era stato fatto dalla procura”, ha commentato l’avvocato Davide Visidori, del foro di Milano, difensore di Canali. “Per il resto attendiamo di leggere la motivazione”. “E’ stato riconosciuto che la condotta del mio cliente”, ha detto a sua volta l’avvocato Alessandra Casari, legale di Peschiera, “non integrava alcuna fattispecie penale, e che anzi, aveva cercato di aiutare Magnani, così come chiesto da quest’ultimo”. “Siamo contenti”, ha infine commentato l’avvocato Starni per la parte civile, “che sia comunque stato riconosciuto un reato estorsivo”.

Al centro della vicenda, un affare di pellicce da quasi un milione di euro. In aula Magnani aveva raccontato il tentativo di recuperare una fornitura di 406 capi di pellicce per un valore di 980.000 euro affidata in conto deposito a Canali nel suo showroom in corso Vittorio Emanuele a Milano. Fornitura che, secondo l’accusa, gli imputati avrebbero sottratto come ricatto per ripianare i debiti.

L’operazione era stata eseguita dalla polizia di Cremona dopo un’indagine della Questura di Forlì, alla quale nel febbraio del 2016 Magnani si era rivolto. “Conosco Canali per lavoro da 22/23 anni”, aveva detto in aula la vittima. “Nel novembre del 2015 ha aperto il suo negozio a Milano e io gli ho dato le pellicce in conto deposito con l’accordo che ogni fine mese mi avrebbe mandato l’estratto conto. Invece ho ricevuto solo un primo bonifico di 37.000 euro, mentre un altro da 57.000 euro era solo un foglio di carta fasullo. Sono andato a Milano, ma ho trovato il negozio chiuso”.

Dalle immagini delle telecamere, gli inquirenti scopriranno che di sera le pellicce erano state caricate su un furgone e portate via dal negozio. “A quel punto”, aveva continuato a raccontare Magnani, “mi sono presentato nel negozio di Soncino di Canali e lì ho trovato e portato via 44 delle mie pellicce. A Soncino mi hanno detto che il negozio di Milano non c’era più e che Canali era sparito, scappato”.

A fare da mediatore tra Magnani e Canali ci aveva pensato Giancarlo Peschiera, che con il grossista romagnolo aveva un debito di circa 400.000 euro. “Peschiera è un collega di lavoro, è da 30 anni che lavora con me”, aveva spiegato in aula Magnani. “Lui era in contatto con Canali, aveva i numeri, e così io gli ho proposto di aiutarmi a recuperare la mia merce. Avrebbe così cancellato il debito che aveva con me”. A Peschiera, Canali dirà che la merce sarebbe stata restituita se Magnani gli avesse consegnato gli assegni in garanzia che gli erano stati estorti.

Anche Canali aveva un debito con il grossista romagnolo: il suo era di 250.000 euro. Canali, per l’accusa, ne avrebbe preteso la cancellazione. Secondo la procura, il commerciante avrebbe costretto il grossista a consegnargli un falso documento di trasporto attestante l’integrale restituzione di quanto ricevuto, oltre alla rinuncia al credito pregresso per un importo di 257.690 euro, condizioni cui si subordinava la parziale restituzione di 179 capi.

L’incontro per la restituzione delle pellicce si era tenuto a Soncino nella casa di Canali. La polizia ne era informata e aspettata di entrare in azione. Davanti alla sua abitazione, l’imputato aveva fatto arrivare un furgone nel quale c’erano 179 pellicce. I capi erano stati restituiti, poi era scattato il blitz degli agenti terminato con l’arresto di Canali, Peschiera e Vanderi, quest’ultimo accusato di essere l’esecutore materiale nella sottrazione delle pellicce e nel trasporto delle stesse per la consegna al legittimo proprietario. “Il signor Vanderi era mio cognato”, ha spiegato Canali. “Gli ho chiesto di aiutarmi a caricare su un furgone 300 capi di pellicce, da solo non ce l’avrei fatta, ma Vanderi non era a conoscenza di tutta la storia. Non era tenuto a saperla”.

Nella proprietà di Canali erano state trovate altre 80 pellicce di Magnani custodite in una roulotte. Altri tre capi, invece, erano stati restituiti spontaneamente dall’imputato. ‘Nessuna estorsione, caso mai un esercizio arbitrario delle proprie ragioni’, è stata invece la versione su cui ha puntato la difesa. “I rapporti di debito-credito tra Canali e Magnani erano particolarmente elastici”, ha sostenuto la difesa del commerciante. “Canali dava a Magnani assegni in garanzia e i debiti che sarebbero stati accumulati nei confronti di Magnani, il nostro cliente non li riconosce come tali”.

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