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Beretta ai probiviri:
'Le scelte condivise con il
provinciale di Forza Italia'

Ora che il deferimento ai probiviri è stato reso pubblico, Simone Beretta dice la sua come fece Antonio Agazzi tempo fa. I due consiglieri sono stati deferiti insieme, a causa di quelli che il coordinatore cittadino Gianmario Donida aveva definito “comportamenti scorretti”, in campagna elettorale e, di recente, in Consiglio comunale.

Consigliere Beretta, pensa che il provvedimento portato avanti da Donida sia troppo severo? Crede ci sia stato un errore di valutazione da parte del coordinamento cittadino? 

“Donida? Quale Donida? quello che in campagna elettorale andava per la città con la maglietta di una lista civica? Quello che è passato al Cda del San Domenico con i voti di sottobanco del centrosinistra? Se mi sta chiedendo di quel Donida che mi ha deferito ai probiviri credo di avere ben poco da dire.
A difesa della mia lealtà e coerenza politica, come del resto di quella di Agazzi, abbiamo presentato una memoria difensiva in attesa che i probiviri facciano il loro dovere”.

Secondo lei perché vi hanno deferiti?

“Non ne capisco davvero il motivo. Non mi pare che portare a casa la presidenza della commissione Garanzia senza accordi sottobanco ed eleggere capogruppo il più votato dei consiglieri comunali vada a ledere l’immagine del partito. Anzi, penso che in questo gruppo consigliare Forza Italia possa dire di avere trovato lo strumento migliore per mantenere un ruolo di centralità politica.
Detto questo sono convinto che se un coordinatore ricorre ai probiviri sottolinea la debolezza intrinseca del ruolo che ricopre. Gli toccherebbe invece lo sforzo, come fa il coordinatore provinciale Mino Jotta, di tenere unito il partito, specie in un momento in cui anche un solo voto sarebbe decisivo per mantenere il consigliere regionale a Forza Italia stessa”.

Secondo lei Forza Italia a livello cittadino necessita un cambio al vertice, specie in vista degli appuntamenti elettorali in Regione e al Governo?

“Mi pare sia già avvenuto: il coordinatore è stato impacchettato con la costituzione di una triade (Donida, Salini, Ancorotti – che ha lasciato dopo poche ore, ndr). Una cosa che io, per dignità politica, non avrei mai accettato. Al signor Donida auguro di riuscire a sostenere il candidato alle regionali.
Se sia opportuno che Donida resti bisognerebbe chiederlo a Malvezzi e agli altri candidati del partito che corrono per il seggio. Io, a differenza di altri, non ho mai chiesto le dimissioni del coordinatore”.

Torniamo a lei: quanto le viene contestato, cioè l’aver designato Agazzi capogruppo e aver ottenuto la presidenza della commissione Garanzia sviando dalle indicazioni del coordinamento cittadino, è stata una scelta personale?

“Assolutamente no. Sono decisioni ampiamente comunicate e condivise con i vertici del provinciale (Jotta, Bertusi, Bettinelli) che mi hanno dato il via libera. Non vorrei che venissero deferiti anche loro…
Sulla presidenza poi, terrei ad aggiungere una precisazione. Il nostro gruppo consigliare era d’accordo nel voler rivendicare il ruolo per la minoranza. Eravamo anche disposti a fare un passo indietro quando Laura Zanibelli, durante l’interruzione in Consiglio, ha proposto la candidatura di Enrico Zucchi che però ha subito rifiutato per questioni di lavoro”.

Con Donida non c’è proprio feeling…

“Basti pensare che nella lista di Forza Italia non sono stato espressione del coordinatore ma, come Antonio Agazzi, sono stato inserito dal coordinamento provinciale. Quello locale non si è neppure degnato di riunirsi per approvare una lista condivisa al fine di aggiornare Jotta, il che dal punto di vista squisitamente formale non è stato corretto”.

E ora cosa succederà?

“Io resto a disposizione del partito, con il mio consenso e la mia esperienza. Il resto lo rimando a dopo il pronunciamento dei probiviri. Certo, dopo che Donida ha reso pubblico il mio deferimento sul quotidiano ‘La Provincia’ io ho dato mandato al mio legale di verificare se ci siano le condizioni per tutelarmi”.

Ambra Bellandi

 

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