Cronaca
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Attentato a Barcellona,Teresa Caso e il figlio:'Sulla Rambla dovevamo esserci anche noi'

Il furgone a folle velocità sulla Rambla, le urla, il sangue, le sirene delle ambulanze e della polizia che riempiono la città. Questo era lo scenario di ieri a Barcellona: la città gremita di turisti, di gente che passeggiava tranquilla e si godeva il sole agostano e poi, d’un tratto, tutto diventa terrore. L’attentato che ha sconvolto la Catalogna ha scosso tutta l’Europa, che è ripiombata di nuovo nell’incubo del terrorismo.

Fiorenzo Gnesi e Teresa Caso

Anche alcuni cremaschi si trovavano nella città spagnola, tra questi Teresa Caso (ex consigliere comunale del Pd), con il marito Fiorenzo Gnesi e il figlio Marco. Fortunatamente al momento dell’attentato erano lontani dalla Rambla, ma sono rimasti ugualmente scioccati da quanto accaduto.

“Saremmo dovuti essere lì – racconta Marco, che risiede a Barcellona da 8 mesi per il dottorato – poi all’ultimo momento abbiamo cambiato programma: io sono andato al centro commerciale, mentre i miei sono rimasti a casa”. Un incubo che è piombato d’improvviso e sembrava non avere fine: “Ci sono persone che sono rimaste chiuse nei negozi per ore, fino a tarda sera – aggiunge la Caso – la Rambla è uno dei luoghi più frequentati. Un simile attacco sarebbe potuto finire molto peggio di così”.

Marco Gnesi

“Quando hanno cominciato ad arrivare i primi messaggi dall’Italia non avevo idea di cosa fosse successo. Ho cominciato a capire quando, arrivato a casa al volo, ho acceso la televisione, sequestrato il tablet a mia madre per aprire la pagina della Vanguardia, e ho cercato di raccontare cosa vedevo-leggevo-sentivo a Radio Popolare. Raccontare questa ferita, ho pensato, lo devo a questa città, al suo saper amare incondizionatamente chiunque ci rimanga il tempo sufficiente per imparare a distinguere il nome delle fermata di autobus annunciate rigorosamente in Català. In pratica, non mi sono fermato a pensare. Fino ad adesso. Adesso che la diretta di RadioPop è finita, adesso che sono finite le dirette news in televisione, l’adrenalina si scarica. Mi fermo a pensare e questa ferita inizio a sentirla mia. Una sensazione davvero strana questo abbandonare repentinamente il misto di gioia e tristezza di quegli arrivederci che speri non siano addii, negli ultimi giorni di un pezzo di vita in un luogo dove sai che lasci un pezzo di cuore”.

Ma oggi è il giorno del cordoglio per le vittime, i feriti e le loro famiglie. E il dolore sembra essere accompagnato da una profonda voglia di ricominciare a vivere: “Il presidente del governo regionale ha ribadito più volte in conferenza stampa che Barcellona vuole tornare alla normalità. Ci ha sorpreso questa ferma volontà di non cambiare le abitudini a causa del terrorismo, come del resto le reazioni politiche: nessuna frase fuori luogo, nessuna strumentalizzazione”.

Da sempre Barcellona è aperta al multiculturalismo e alla convivenza, come la descrive Marco, che per 8 mesi l’ha vissuta:  “Solare, aperta, inclusiva, accogliente, solidale. Una vera capitale cosmopolita. Così eri prima di oggi pomeriggio, così continuerai ad essere anche con gli occhi pieni di lacrime per quei tuoi figli. Inizio a sentire la ferita, inizio ad avere gli occhi gonfi. Ma so che il sole tornerà a splendere su questa città”.

Ambra Bellandi

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