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Abusi sessuali sulla figlia di
sette anni. Papà condannato
ad otto anni di reclusione

Otto anni di reclusione per violenza sessuale sulla figlia di sette anni. Questa la sentenza emessa dal collegio presieduto dal giudice Maria Stella Leone con a latere i colleghi Elisa Mombelli e Francesco Sora nei confronti di un pensionato di 59 anni residente nel cremonese. Per l’imputato, al quale erano contestate le aggravanti dell’abuso di autorità e il fatto che la vittima fosse minore di 10 anni, il pm aveva chiesto la condanna a sette anni. I fatti risalgono all’aprile del 2013. Sulla famiglia del 59enne erano intervenuti i servizi sociali: i due figli, la vittima e il fratellino più grande di due anni, erano stati dati in affido ad un’altra famiglia dove erano emersi strani comportamenti da parte dei due ragazzini. La bambina, ascoltata dal gip Letizia Platè in sede di incidente probatorio, avrebbe raccontato di “giochi” in bagno con il papà, ‘giochi’ che invece per la procura sarebbero stati atti sessuali. Lo stesso fratellino avrebbe confermato che il padre portava la piccola in bagno, e che lui avrebbe ‘spiato’ dal buco della serratura, visto che da quei ‘giochi’ era escluso. Ma il legale dell’imputato, l’avvocato Marilena Gigliotti, in merito a quanto dichiarato dalla piccola, aveva parlato di un racconto “fatto con una certa tranquillità e senza sofferenza”. Sulle accuse, il padre naturale si è sempre proclamato innocente. Ma il collegio dei giudici non ha creduto alla sua versione. “Questa tipologia di reato”, ha fatto sapere oggi il legale della difesa, “e cioè la condotta di abusi sessuali, soprattutto ai danni di soggetti meritevoli di tutela quali i minori, si presta sicuramente a facili assiomi, poiché la riprovevolezza che suscita nell’opinione pubblica induce spesso a dare per provati i fatti che invece rimangono allo stato di indizi”. “I fatti”, ha continuato l’avvocato, “sono stati considerati in epoca anteriore al 23 aprile del 2013, ma già nel 2012 la famiglia era stata monitorata dai servizi sociali a causa del disagio educativo ed economico in cui si trovava. Sono emerse delle difficoltà affettive ed educative, così come carenze igieniche, ma non è stato evidenziato alcun comportamento anomalo che poteva far pensare ad abusi sessuali”. “La bambina”, ha sottolineato l’avvocato Gigliotti, “ha raccontato che il mio assistito si sarebbe chiuso in bagno con lei, ma le dinamiche descritte suscitano perplessità, nel senso che sembrano inverosimili. Lo stesso perito nominato dal tribunale per valutare la capacità testimoniale dei minori ha detto che in questa fase della crescita, pur avendo una capacità generica di testimonianza, non c’è certezza sulla loro attendibilità”. La motivazione della sentenza sarà depositata entro 90 giorni. L’avvocato Gigliotti ha fatto sapere di voler attendere di leggere la motivazione per poi decidere se ricorrere o meno in appello.

Sara Pizzorni

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