Un commento

Prova del capello: no di Aiello,
Grossi, Zucchi a provocazione
di Bonaldi e Cattaneo

«La campagna elettorale diventa un’opportunità vera di scelta e di chiarezza per i nostri concittadini solo se la discussione pubblica si concentra sui contenuti, sui programmi e sulle azioni da compiere in sede amministrativa. Annullare questa occasione preziosa negli slogan e nelle sparate da titolo di giornale significa banalizzare l’importanza di un momento cruciale per la vita democratica della città, ma soprattutto significa non avere rispetto degli stessi cittadini che hanno il diritto di partecipare ad un dibattito serio e costruttivo»: così Mimma Aiello, Luca Grossi e Enrico Zucchi in risposta a Stefania Bonaldi e Carlo Cattaneo che hanno invitato tutti i candidati sindaci a sottoporsi all’analisi tossicologica del capello.

«Quando ho letto la richiesta di effettuare l’esame del capello», precisa Mimma Aiello, «ferme restando le perplessità giuridiche, mi sono sentita profondamente offesa come persona ma soprattutto come professionista che opera nel settore della tossicodipendenza, avendo spesso a che fare per lavoro con persone che soffrono di siffatta patologia. Dimentica peraltro chi lo propone, che l’esame del capello riguarda non solo l’uso di sostanze psicotrope ma anche l’abuso di alcool. Chi propone è così superficiale da equiparare la mancanza di lucidità mentale allo status di tossicodipendente (ma allora, mi chiedo, perché non sottoporci tutti anche ad un esame psichiatrico?!). Banalizzare la tossicodipendenza o l’alcooldipendenza che sono vere e proprie patologie, ridurle ad un concetto di così basso livello, “lucidità mentale”, senza considerare in alcun modo gli sforzi che gli avvocati, i medici e le comunità svolgono per il recupero di queste persone, mi ha indignato. Credo fermamente nel lavoro che faccio, con fatica e sacrificio e non permetto a nessuno di ridicolizzare il problema. Aggiungo che, se proprio volessimo andare fino in fondo, dovremmo allora sottoporci all’esame del capello non solo noi candidati sindaco ma tutti i candidati consiglieri di tutte le liste che si presentano alle elezioni. E in seguito, dovremo sottoporre all’esame del capello anche tutti gli assessori. Per concludere: siamo tutti a disposizione della comunità con idee, progetti e voglia di costruire qualcosa per Crema. Confrontiamoci su questo e smettiamola di fare politica di così basso livello. Fino ad ora ci siamo contraddistinti per aver fatto confronti magari noiosi ma fatti con la volontà di sottoporre ai cittadini i nostri temi. Continuiamo così».

Enrico Zucchi ribadisce che «è opportuno non dare seguito a chi cerca di abbassare il livello della campagna elettorale portandola a un clima di sospetto e di banalizzazione che trovo francamente inaccettabile. Gli elettori devono essere messi in condizione di conoscere approfonditamente i programmi, confrontarli e decidere in maniera seria e ponderata da chi essere amministrati nei prossimi cinque anni. È su questo livello che dobbiamo confrontarci. Le sparate e le provocazioni le lasciamo a chi non ha di meglio da proporre».

«Quando ho letto della prova del capello», dichiara Luca Grossi, «ho lasciato scivolare la notizia considerandola una boutade. Perseverando nella richiesta, mi sono chiesto perché oltre a quella indagine non ne abbiano invocate altre – che ne so, la sierologia della Lue – moritificando il diritto di me cittadino, ancorché candidato al ruolo sindaco, alla privacy. Il mio vissuto umano e professionale parla da sé e mi induce a declinare l’invito dedicando la giornata a ciò che, a parte la famiglia, amo di più: il mio lavoro».

In conclusione, sostengono Aiello, Grossi e Zucchi, «respingiamo con serenità ma anche con fermezza una provocazione che vale come un’offesa per chi, come noi, può rivendicare una professionalità solida, stimata e una condotta lineare. Siamo inoltre convinti che i cittadini cremaschi non meritino una discussione dai toni propagandistici ma un confronto pacato, fondato su argomenti concreti e volti a  migliorare la città».

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Commenti
  • Bepi

    Secondo Zucchi, “la richiesta di costruzione di una Moschea è una diretta conseguenza del fenomeno dell’immigrazione. A volte vedendo i richiedenti asilo ci si chiede se proprio tutti hanno diritto a chiedere un aiuto”.

    Non serve la prova del capello per capire cosa c’è sotto la cute…