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Al Parco Chiappa inaugurato
il Dado: 'Vogliamo che Crema
diventi la città della pace'

“Il dado è come la volontà di Gesù: la faccia che ci viene indicata non è mai casuale, così come non lo è il volere del Signore. Lui ci vuole portatori di pace”, così monsignor Daniele Gianotti, vescovo di Crema, ha commentato l’inaugurazione del dado della Pace.

Un grande cubo con rappresentati, in modo semplice, i concetti del Vangelo: AMO TUTTI, AMO L’ALTRO, PERDONO L’ALTRO, ASCOLTO L’ALTRO, CI AMIAMO A VICENDA, AMO PER PRIMO. Insegnamenti semplici, che i bambini della parrocchia del Duomo, hanno cercato di mettere in pratica negli ultimi anni di catechesi e che,ora, hanno voluto ‘regalare’ alla città. “Un lungo percorso – ha detto don Emilio Lingiardi, parroco della cattedrale – che ha fatto sperimentare ai bambini nuove strade per vivere il Vangelo”.

“L’abbiamo sognato ed ora è realtà – hanno commentato i piccoli – Con l’aiuto delle catechiste abbiamo provato il dado e abbiamo capito che, realizzando i suggerimenti di ogni faccia nel quotidiano, è possibile sperare in un mondo migliore. Abbiamo voluto donarlo a Crema perché possa diventare davvero città della pace”.

L’intervento di padre Ibrahim, ormai di casa a Crema per l’amicizia con don Emilio, ha toccato le corde più sensibili del tema: “Per noi ad Aleppo la pace è un desiderio ardente, seppur siamo consapevoli che ci sarà una strada lunga da percorrere per giungervi”; il religioso ha però ricordato che “pace e carità devono essere contagiose e creare ponti. Non bisogna stare ad aspettare che sia l’altro a tendere la mano: facciamolo per primi”.

Don Emilio ha ringraziato il sindaco Stefania Bonaldi e l’assessore ai Lavori Pubblici Fabio Bergamaschi “per l’aiuto e la grande sensibilità dimostrata rispetto al progetto”. “Questo è un segno importante, e i segni servono a ricordarci le cose importanti. La pace va creata ogni giorno, nel nostro quotidiano; per questo dobbiamo ringraziare i bambini per il meraviglioso regalo”. Bergamaschi, assente, ha invitato tramite una lettera “a testare la potenza di questo strumento”, che aiuta a risvegliare nelle persone la coscienza dell’altro, così da imparare ad “ascoltare, guardare, prendersi cura. Grazie a chi ha offerto questa opportunità alla città e a chi saprà farne tesoro”.

Al termine monsignor Gianotti ha recitato una preghiera e benedetto i presenti.

Ambra Bellandi

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