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Scrp, modifiche allo statuto
Grassi: 'Sopravviverà il nuovo
soggetto? Si valuti il recesso'

(Foto di repertorio)

Si discuteranno i primi di aprile le modifiche allo statuto di Scrp (Società cremasca reti e patrimonio), partendo dalle proposte fuoriuscite dall’assemblea dell’8 marzo. Modifiche che, dopo aver ottenuto l’approvazione dei sindaci-soci, approderanno in tutti i Consigli dei Comuni aderenti alla società. Anche qui dovranno essere discusse e ratificate o bocciate.

Ad intervenire sul tema è nuovamente Antonio Grassi, sindaco di Casale Cremasco, che (si) pone una serie di domande relative al cambio di ruolo di quella che, secondo lui, “era una società di reti e patrimonio, ma che ora non ha più né uno né l’altro”.

antonio grassi

Antonio Grassi

“Quanto costerà ai soci la nuova Scrp? I dipendenti sono professionalmente preparati a sostenere i compiti che li aspetta dopo il restyling societario?”, dubbio che pare arrovellare anche la mente di Gianni Rossoni, sindaco di Offanengo, che l’ha posta durante l’assemblea dell’8 febbraio. “E se la sua perplessità fosse fondata – continua Grassi – quali prospettive si aprirebbero per gli attuali lavoratori? Verranno rimpiazzati o riqualificati?

Anche l’interrogativo su quanti dei soci attuali rivendicheranno il diritto di recesso (diritto che dovrebbe scattare automaticamente se la società modificherà lo statuto, ndr) porta ad altre questioni: “Più comuni se ne andranno, più aumenteranno le spese per i restanti. E qui sta il cuore del problema: il rapporto costi/benefici per i singoli soci. Se il ruolo preminente della futura Scrp sarà di centrale unica di committenza (Cuc) con alcune funzioni ausiliarie, è lapalissiano che l’utilizzo di tali servizi non sarà omogeneo per tutti i soci. Si verificherebbe una sproporzione enorme tra la quantità e l’impegno finanziario degli appalti di Crema rispetto a quelli di un qualsiasi altro comunello di mille, duemila, tremila abitanti”. E Grassi porta ad esempio la gara per l’appalto di igiene ambientale, “iniziata 3 anni fa e non ancora portata a termine. E sorge il dubbio che le vicissitudini per la gara di igiene ambientale abbiano spinto alcuni comuni a rivolgersi a Brescia e Lodi come centrale di committenza per l’appalto di illuminazione pubblica”.

Insomma, a sentire il borgomastro, i piccoli Comuni non trarrebbero alcun vantaggio ad avere Scrp come centrale unica di committenza, che “per appalti di servizi e forniture i lillipuziani possono fare da sé fino a 40mila euro, mentre per i lavori è concesso loro di arrivare a 150 mila. In una legislatura quanti appalti oltre tale soglia si imbatte un piccolo comune? Pochi. Pochissimi”.

E quindi, la domanda finale che Grassi pone all’attenzione degli interessati alla vicenda, è: “La nuova Scrp potrà sopravvivere? Si eviti la fatica per rispondere. Tempo perso. Inutile anche l’Acutil fosforo al tempo dei nonni viagra del cervello. Non rimane che, per i piccoli comuni, valutare il recesso. Pagare per chi? Per vedersi imposto con diktat sovietico l’inserimento della pulizia dei mercati tra i servizi essenziali nella gara di igiene ambientale? No, grazie”.

AmBel

 

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