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Esperimento al Munari: 46
studenti senza social per 7
giorni. Ce la fanno in 3

munari

Un frame dei video di addio dei ragazzi ai social network

Prendi 46 studenti dell’istituto Munari di Crema, indirizzo multimediale, e chiedi loro di restare, per un settimana, senza connessione internet , facebook, what’s app , instagram, youtube. Considerata ormai l’importanza dei social media per i giovani , non solo come canale di comunicazione, ma come modo di essere presenti in società, l’esperimento si preannunciava al quanto complesso.

Ci ha provato l’Università statale di Milano, dipartimento di scienze politiche e sociali grazie una ricerca guidata da Angela Biscaldi, ricercatrice, in collaborazione con le insegnanti del Munari, Elisa Tagliati, Alba Caridi, e Alessandra Pennini.

Dal 23 al 30 gennaio tre classi, per un totale di 46 studenti non hanno potuto connettersi ai loro social preferiti. Banditi i video, le notifiche e i messaggini su what’s app; è stato consentito l’utilizzo del cellulare solo per telefonare o mandare gli ormai antidiluviani sms. Parallelamente ai ragazzi è stato chiesto di tenere un diario multimediale, da realizzare attraverso foto o video, delle emozioni e difficoltà che provavano durante il percorso.

elisa tagliati

Professoressa Elisa Tagliati

“Abbiamo chiesto loro di essere sinceri – ha spiegato la professoressa Tagliati – Inizialmente erano sotto shock: per loro è stata un’esperienza forte. Credevo che arrivasse alla fine della settimana qualche studente in più”.

L’obbiettivo della ricerca non è stato quello di demonizzare l’uso dei social quanto di rendere i giovani studenti consapevoli della loro dipendenza. Il risultato da un lato conferma le aspettative, dall’altro è sorprendente: solo tre ragazzi su 46 sono riusciti a resistere 7 giorni senza social network. 10 di loro hanno mollato il colpo praticamente subito, alcuni neppure ci hanno provato. 31 ragazzi sono riusciti ad arrivare a metà settimana; altri 2 non hanno resistito al richiamo dei social nel weekend.

Nelle loro annotazioni, i motivi che li hanno indotti a desistere: chi si sentiva completamente solo, chi trova nei social consolazione e ed energia positiva, come fosse a suo modo terapeutico. Chi semplicemente perché si annoia senza.

Le conclusioni ufficiali dello studio saranno pronte dopo l’estate in quanto il materiale le raccolto è molto vasto e, come ha ricordato la professoressa Tagliati “Probabilmente la ricerca della dottoressa Biscaldi si allargherà”.

Da una prima analisi emerge comunque che la tecnologia è una bella opportunità, ma il suo uso è molto difficle da gestire. La dipendenza è dietro l’angolo. Provare per credere.

Ambra Bellandi

 

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