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Aeham Ahmad, il 'Pianista
di Yarmouk' sabato in
concerto al Manenti

Le note di un pianoforte, a volte, possono essere più forti dei fischi assordanti dei missili che precipitano o delle bombe che esplodono nelle zone di guerra. Non è la fantasia di un pacifista, né la poesia di un film d’autore. È  la storia di Aeham Ahmad, ormai noto in tutto il mondo come “Il pianista di Yarmouk”, campo profughi palestinese alle porte di Damasco dov’è nato nel 1988.

Aeham Ahmad, sabato, suonerà a Crema, per una tappa del suo tour italiano, all’Auditorium Manenti, alle 21. Un’occasione imperdibile per conoscere e ascoltare la malinconia dell’esilio di un pianista che concepisce la musica come un’arma per costruire la speranza di un mondo diverso. “Crediamo tutti nello stesso Dio – musulmani, ebrei, cristiani – e uno dei Suoi messaggi è ‘Abbiate fede in me, con la pazienza e l’amore potremo salvare il mondo’“, ripete spesso Aeham.

Il giovane è stato il primo artista a ricevere il Premio Beethoven, per il suo impegno in favore dei diritti umani. Nell’agosto 2016 è uscito “Music for hope”, 18 tracce che raccontano il dramma della guerra in Siria: attraverso una musica “classica”, dallo stile pienamente occidentale, armonicamente congiunta con i versi e la melodia del canto arabo. Un incontro sorprendente che si traduce in un universo musicale inedito e affascinante. “Questo disco è dedicato al mio popolo – ha detto il pianista – che vuole vivere libero ma non ha alcuna voce”.

Le immagini del pianista di Yarmouk mentre suona tra le macerie dei bombardamenti alla periferia della capitale siriana hanno commosso il mondo intero. Lì Ahmad suonava ogni giorno un pianoforte montato su un carretto, circondato da bambini che lo accompagnavano con il canto: una forma di resistenza e ribellione alla guerra; la dolcezza della musica contro il frastuono delle esplosioni. Il giorno in cui i miliziani dell’Isis gli hanno bruciato il pianoforte e ucciso uno dei bambini che stavano intorno al piano, Ahmad ha deciso di lasciare il suo Paese. E’ quindi fuggito verso l’Europa, seguendo la rotta balcanica, insieme a migliaia di altri migranti, fino all’arrivo in Germania, dove acquisisce lo status di rifugiato, inizia a suonare nei teatri, incontra Angela Merkel, pubblica il suo primo album e vince il premio Beethoven. Attualmente sta lavorando al suo secondo album e alla sua autobiografia, entrambe in uscita nel 2017.

 

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