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'Farelegami' a San Carlo,
quartiere aperto e
in cerca d’identità

Martedì scorso presso l’oratorio di San Carlo si è svolto l’ultimo incontro previsto nell’ambito del tour sociale organizzato dall’amministrazione comunale in collaborazione con i servizi sociali e le realtà dei diversi quartieri. La delegazione composta dal sindaco Stefania Bonaldi, l’assessore al welfare Angela Beretta, il dirigente Angelo Stanghellini e le assistenti sociali di zona ha incontrato il parroco don Maurizio Vailati, accompagnato dalle referenti di Caritas e altri volontari attivi presso la parrocchia.

San Carlo, identikit di quartiere
Tante famiglie, molti anziani, pochissimi bambini, questo l’identikit dei residenti nel quartiere, caratterizzato da una tranquillità tipica delle zone residenziali: il 90 per cento delle abitazioni sono proprietà di famiglie presenti da anni, tra le quali si contano pochi casi di fragilità sociale. Una buona notizia, che impone agli operatori sociali la necessità di concentrare attività e attenzione sulla prevenzione di eventuali situazioni critiche, per mirare al benessere della collettività. Anche in questo caso è stato ridefinito il ruolo degli assistenti sociali, che rimarcano la presenza di una rete spontanea di relazioni già attiva tra i residenti, per segnalare in autonomia eventuali situazioni sconosciute alla parrocchia o ai servizi sociali. “Ci sono persone molto attive e attente – spiega don Maurizio – volontari e animatori di quartiere sono i nostri occhi e le nostre antenne, in grado di recepire le situazioni bisognose di attenzione e coinvolgere la comunità nelle attività proposte dalla parrocchia”. Le iniziative diventano un’occasione di contatto, che tuttavia è ancora da sistematizzare.

Pochi giovani, ma tante occasioni per loro
“Abbiamo più di 300 residenti con più di 70 anni ,mentre i bambini da 0 a 10 anni si possono contare sulla punta delle dita”; come spiega don Maurizio, la stabilità dei residenti ha come conseguenza il ridotto ricambio generazionale, con un tasso di natalità quasi azzerato. L’oratorio rimane tuttavia il punto di riferimento per molti giovani e associazioni sportive della città, senza dimenticare la grande partecipazione esterna riscossa ogni estate dal grest parrocchiale. Un’apertura che permette di rivitalizzare il quartiere, che offre spazi e occasioni d’inserimento anche per persone diversamente abili o con difficoltà di relazione. Ne è un esempio l’attività svolta dalla Onlus “I Girasoli”, che raccoglie ragazzi con disabilità provenienti da crema e territorio per coinvolgerli in attività d’inserimento e laboratori, che in più occasioni hanno coinvolto anche utenti del centro psico-sociale cittadino.

Come sarà il quartiere tra dieci anni?
Questa è la domanda con cui si è chiuso l’incontro di quartiere, dove più che la presa in carico di emergenze è emerso il bisogno di nuove proposte. Le iniziative spontanee non mancano, ma è necessario garantire una continuità ai progetti sperimentati nel corso degli ultimi anni: per farlo si richiedono incontri sistematici con le assistenti di zona, per organizzare percorsi sociali continuativi per crescere la rete di relazioni riducendo i casi d’isolamento sociale e abbandono.

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