Cronaca
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Dovera, furto a Villa Barni: trafugati i busti in marmo degli imperatori romani

L'ingresso di Villa Barni e, a destra, il presidente Giovanni Galbiati

Razzia d’opere d’arte a Villa Barni; degli otto busti raffiguranti quattro imperatori romani e rispettive consorti, ne resta solo uno. I ladri hanno lasciato l’unica statua che non ha valore economico, in quanto si tratta di una copia in gesso.s

E’ accaduto nella notte tra domenica e lunedì: i malviventi sono entrati nella villa dall’ingresso principale, “quello più illuminato”, ha detto Giovanni Galbiati, presidente della ‘Fondazione Corrado Barni’. “Hanno rotto il lucchetto che chiudeva la catena del cancello, si sono portati sul lato della villa e hanno prelevato i nostri gioielli più belli”.
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Le statue sono state letteralmente sradicate non solo dai basamenti, ma anche dal muro della casa, al quale erano fissate con chiodi da 20 centimetri. “Dai pezzi e dalla polvere di marmo che abbiamo ritrovato, certamente qualcuno dsc_0104dei busti è rimasto danneggiato nelle operazioni di furto, specie quello di Augusto, che, tra l’altro, era davvero il più bello”.

Le statue risalivano al 1700, epoca d’edificazione di Villa Barni, ed erano in marmo bianco di Carrara scolpito a mano. Il valore complessivo delle opere si aggira intorno ai 10.000 euro, “Ma sono convinto che le rivenderanno ad almeno 5.000 euro l’una. Ho pensato subito a un furto su commissione – ha proseguito Galbiati – perché hanno lasciato l’unica in gesso”.
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La villa, da diverso tempo, ha riaperto al pubblico, specie da quando sono iniziate le ristrutturazioni concordate con la Sovrintendenza: “Ospitiamo eventi, mostre, ricevimenti, visite didattiche e guidate. Può essere che qualcuno abbia visto i busti e, avendone capito il valore, abbia deciso di sottrarli”, ha continuato il presidente.

“Fa male non vederle più lungo il muro della villa, le donavano lustro. Ora stanno indagando i carabinieri – ha concluso Galbiati – Se non dovessimo trovarle si potrà pensare ad eventuali copie, ma non sarà la stessa cosa”.

Ambra Bellandi

 

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