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Lega e Giovani Padani sul
territorio per dire 'No' alla
riforma costituzionale

Per la Lega Nord è stato un fine settimana ricco di gazebo su tutto il territorio cremasco, iniziative che hanno visto la presenza anche dei Giovani Padani a fianco delle sezioni e che continueranno fino al 4 dicembre, data del referendum sulla riforma costituzionale.

“Abbiamo deciso di rimanere sul territorio e informare la gente su quella riforma che anche numerosi costituzionalisti hanno etichettato come pericolosa – commenta Roberto Cremonesi, responsabile per il referendum dei giovani padani – trasformare il senato in un organismo di nominati non eletti dai cittadini il cui scopo principale è ratificare i diktat europei è una follia, allontana i cittadini dalla politica e fa perdere ulteriore sovranità al nostro paese. La prospettiva per le nuove generazioni è di essere schiavi di Bruxelles, al contrario noi vogliamo essere liberi e padroni a casa nostra”.

Cremonesi invita al confronto: “Abbiamo chiesto agli esponenti degli altri movimenti politici giovanili di discutere nel merito della riforma, lo vogliamo fare attraverso i canali dei social network, i principali mezzi di comunicazione tra noi giovani. La proposta è fare un video attraverso cui i giovani, in 90 secondi, spieghino i motivi del ‘Sì’ e del ‘No’ al referendum”.

“La riforma costituzionale – spiega il coordinatore provinciale Daniel Bressan – sarà un danno enorme per regioni virtuose come la Lombardia, privandole di autonomia, di strumenti finanziari e di competenze legislative lasciando però inalterato l’ordinamento delle regioni a statuto speciale spesso vero buco nero di risorse pubbliche”.

“Noi sogniamo un percorso che porti le regioni nella direzione dell’autonomia differenziata – continua Bressan – le regioni che sanno governare e che sono in grado gestire le finanze devono essere arricchite di competenze e non messe in scacco dalla clausola di supremazia statale che la riforma introduce, ovvero la possibilità di togliere ulteriori competenze per motivi di interesse nazionale, in poche parole la possibilità del governo di togliere autonomia attraverso una legge dello Stato”.

Conclude il coordinatore: “La possibilità che, in caso di sconfitta, il premier Matteo Renzi si dimetta è solo un ulteriore motivo per votare ‘No’; le motivazioni del nostro posizionamento sono nel merito della riforma, una riforma che dal 5 dicembre vorremmo riscrivere con principi di meritocrazia territoriale e di sovranità popolare”.

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