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Wwf, Fai e Italia Nostra uniti per difendere il Pianalto di Romanengo

L’area di notevolissimo pregio geologico, naturalistico e paesaggistico rischia di diventare la più grande cava d’argilla della Lombardia

Il Pianalto di Romanengo è il residuo di un fenomeno geologico antichissimo che ha determinato un innalzamento della crosta terrestre al di sopra del livello della pianura. Il geosito, che ha estensione di circa 9 Km, è interessato da due Siti di Interesse Comunitario (SIC) dell’Unione Europea, che l’ha definito “l’ultima evidenza morfologica delle dinamiche geologico-strutturali che testimoniano dell’avvenuta indentazione tra la catena alpina e la catena appenninica”, un luogo fondamentale per la conservazione e la tutela della geodiversità e della biodiversità sul continente europeo.

La provincia di Cremona in un primo tempo ha riconosciuto il pregio geologico, naturalistico e paesaggistico di quest’area al punto da inserire, in una variante al proprio Piano Territoriale Provinciale di Coordinamento nel 2009, il Pianalto come emergenza più importante del territorio provinciale. Nel 2010 Regione Lombardia ha inserito nel proprio Piano Territoriale un articolo dedicato alla tutela dei geositi quali località, aree o territori dove sia possibile definire un interesse geologico e geomorfologico associabile a un valore scientifico, riconoscendo questa peculiarità al Pianalto della Melotta, che interessa quattro comuni della Provincia.

Tuttavia, nel 2012 la Provincia ha rivisto la sua posizione, modificando il Piano Territoriale di Coordinamento per consentire l’escavazione nell’area del Pianalto di Romanengo e ha avviato l’iter di revisione del Piano Cave, che in questo sito tanto prezioso ha inserito un’attività estrattiva, con la possibilità di prelevare, in prima battuta, fino a 2.000.000 mc di argilla.

Domani sarà discusso in Commissione Ambiente e Protezione civile del Consiglio Regionale della Lombardia il Piano Cave della Provincia di Cremona. Per questo motivo FAI – Fondo Ambiente Italiano, Italia Nostra e WWF fanno appello ai Consiglieri regionali che lavoreranno sul testo in Commissione, affinché l’area del Pianalto di Romanengo venga esclusa dalle concessioni di escavazioni e non diventi la più grande cava di argilla della Lombardia.

Questa destinazione d’uso comprometterebbe definitivamente un’area di grande pregio geologico, naturalistico e paesaggistico, la più importante testimonianza geologica a sud delle Alpi dell’antica pianura alluvionale risalente al Pleistocene, un passaggio fondamentale nella formazione delle catene alpina e appenninica e della dinamica terrestre, infatto il Pianalto è tuttora in innalzamento. Sia la struttura geologica, sia la biodiversità, che determinano la rilevanza paesaggistica di quest’area, verrebbero distrutte in modo irrimediabile e immotivato. Il fabbisogno di limo argilloso, infatti, è stato portato dai 50.000 mc/anno della prima proposizione del Piano Cave ai 500.000 mc/anno nell’attuale documento senza preliminari valutazioni di mercato o un’obiettiva analisi economica.

Il Piano Cave cremonese contiene un’ulteriore criticità nel settore delle sabbie e delle ghiaie, in cui il fabbisogno di materiale estrattivo viene dimensionato in base alla presunta necessità di approvvigionamento per ipotizzate infrastrutture autostradali. Queste opere, tra cui l’autostrada Cremona-Mantova, non sono ritenute prioritarie dalla stessa Regione, tant’è che sono state rinviate dal Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti a uno scenario progettuale successivo al 2020, ancora da valutare.

FAI, Italia Nostra e WWF chiedono quindi che il Piano sia reso coerente con la realtà, ridotto nei poli estrattivi e nei fabbisogni, ora sovradimensionati, e coerente con la strategia della Regione, perché l’attuale previsione di poli estrattivi e di volumi ingenti di estrazioni è totalmente priva di giustificazione.

ab

 

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