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La crisi degli artigiani: in 5
anni 1190 imprese in meno

In Italia come in provincia di Cremona, il mondo dell’artigianato fatica ad uscire dalla crisi. I dati del primo trimestre 2016 forniti dalla Camera di commercio fortificano una tendenza critica: nei primi tre mesi dell’anno il numero delle imprese artigiane che hanno chiuso è maggiore rispetto a quelle che hanno aperto. Il rapporto è tale per cui per ogni nuova bottega che apre ce n’è più d’una che abbassa la serranda: sono 178 le imprese aperte ad inizio 2016, mentre ammontano a 246 quelle che hanno deciso di chiudere l’attività.

Come spiega Marco Bressanelli, da poco rieletto alla guida della Libera associazione artigiani, “il nostro settore, è inutile negarlo, è in sofferenza. In testa a tutto c’è la crisi che ci ha penalizzato perché il mercato interno non tira: la gente non spende per la paura del futuro. A questo si aggiungono un fisco esagerato e una burocrazia sorda e cieca che opprime soprattutto artigiani e piccole imprese. La pressione fiscale, tributaria e contributiva e del 66% per l’artigiano”.

La crisi degli artigiani non è episodica e i risultati dell’ultimo trimestre non sono il frutto di cicli economici. Le contrazioni sono una costante degli ultimi anni. Bisogna risalire al secondo trimestre 2014 per trovare un turnover non negativo, quando sia il numero di imprese nuove sia quello delle imprese cessate si attestavano a 117 – sintomo, comunque, di un settore saturo. Estendendo l’orizzonte temporale, negli ultimi 5 anni l’artigianato in provincia ha perso 1190 imprese.

Come invertire la rotta? Per Bressanelli “la ricetta per lo sviluppo e la crescita non è cambiata dal secondo dopoguerra ad oggi: dobbiamo permettere agli artigiani di tornare a guadagnare, e quindi a investire”. “Che cosa serve per aumentare redditi e occupazione? Quattro parole – aggiunge – meno spesa e meno tasse”. Declinato nel territorio cremasco, la battaglia della Libera artigiani non deflette dagli obiettivi storici: a livello infrastrutturale la tangenzialina di Santa Maria e l’installazione della banda larga; a livello burocratico, lo snellimento del Suap, vantaggi fiscali, semplificazioni amministrative e incentivi.

L’orizzonte rimane ricco di incognite, prima tra tutte la nuova morfologia degli enti locali. La Libera artigiani è per il sì “sì” al cantone Cremona-Mantova, “ma a precise condizioni”, osserva Bressanelli: “nel cremasco devono essere insediati alcuni presidi indispensabili: Camera di commercio, Inps, Inail, Commissariato, Vigili del fuoco, carabinieri, Finanza, e anche il tribunale”, ben sapendo che la vera sfida si giocherà a un livello inferiore rispetto all’area vasta, esprimendo “una nuova politica industriale generata dai Comuni in collaborazione con enti e associazioni locali”.

[La relazione morale di Bressanelli]

Stefano Zaninelli

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