Cronaca
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Giornata per
l’epilessia, lunedì
‘Ospedale aperto’

In occasione della Giornata internazionale per l’epilessia l’Asst di Crema ha indetto l’Ospedale aperto, dalle ore 9 alle ore 12 dell’8 febbraio. Presso l’atrio del Monoblocco sarà allestito il Punto informazioni, dove saranno presenti medici epilettologi per fornire informazioni e materiale esplicativo ai cittadini sulla patologia  e sui servizi offerti presso la struttura sanitaria di Crema.

L’epilessia è una malattia neurologica molto diffusa: l’Organizzazione mondiale della sanità la riconosce come malattia sociale. Si esprime in forme molto diverse tra loro, tanto che è più corretto parlare di epilesia al plurale. In media ne soffre una persona su cento, con circa 6 milioni di persone in Europa e circa 500 mila in Italia, di cui 30 mila nuovi casi l’anno: dal 15% al 33% sono bambini ed adolescenti.
Come spiega il dottor Miguel Fontanillas, organizzatore dell’iniziativa, “La crisi epilettica può capitare all’improvviso e spesso chi si trova a dover assistere un malato non sa come comportarsi. Può essere colto da ansia e paura: tutti stati d’animo comprensibili, ma che non aiutano chi in quel momento sta vivendo in prima persona la crisi epilettica.
Vediamo quindi cosa fare davanti ad una crisi epilettica.
Se potete cercate di evitare che la persona cada a terra, ma se già lo fosse provate a mettere un cuscino sotto il capo. Non cercate di aprire la bocca e tirare fuori la lingua; evitate che la persona si procuri ferite contro oggetti/arredi presenti.   In caso di vomito è sufficiente girare la persona su un fianco. Se la crisi dovesse durare a lungo – più di cinque minuti –   in caso di paziente già noto somministrare la terapia  in acuto con il farmaco idoneo di cui generalmente dispongono i caregivers (famigliari e accompagnatori) altrimenti è necessario chiamare un’ambulanza.
Circa il 60% delle epilessie è curabile in modo risolutivo, con sospensione, dopo un adeguato periodo, anche della terapia farmacologia. Circa il 20% dei pazienti è curabile con terapia costante. Un 20% invece risulta resistente ai farmaci. In una parte di questi casi si può effettuare una terapia chirurgica”.

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