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Educazione alla
affettività, Bordo:
“rischio regressione”

In vista della discussione del Ddl Cirinnà – quello sulle unioni civili, per intendersi – il dibattito sul riconoscimento dei diritti alle coppie omosessuali, sulla stepchild adoption (la possibilità di adottare il figlio del proprio partner) e sull’affettività in genere si fa sempre più acceso. Rispetto all’educazione all’affettività, il deputato cremasco Franco Bordo (Sinistra italiana), assieme ai colleghi Giulio Marcon e Arturo Scotto ha presentato un’interrogazione che chiarisse la posizione del Governo Renzi.

MOZIONE – Tutto parte dalla mozione approvata dal Consiglio regionale del Veneto lo scorso settembre, bollata da più parti come “mozione anti-gender”. Nel documento si afferma che “l’educazione all’affettività è diventata sinonimo di educazione alla genialità, priva di riferimenti etici e morali, discriminante per la famiglia fatta da un uomo e da una donna, induce alla dipendenza dalla pornografia, all’aumento della pedofilia”.

MISTIFICAZIONE – Per Bordo, “i presupposti della mozione, che impegna la giunta regionale a intervenire nelle scuole di ogni ordine e grado della Regione Veneto con programmi scolastici chiaramente discriminatori, sono oltremodo discutibili, sia riguardo alla veridicità di quanto scritto, sia per la visione a giudizio degli interroganti alquanto mistificatoria e retrograda in merito all’educazione all’affettività che da anni ispira i programmi delle scuole della Repubblica”.

DIFFERENZE – Secondo il viceministro Filippo Bubbico, “alle scuole spetta il compito, di predisporre azioni nel rispetto di linee di indirizzo generale appositamente divulgate dal Ministero e che saranno utili a monitorare e supportare le scuole nelle azioni previste. Il Ministero dell’Istruzione è impegnato a promuovere nelle scuole la cultura del rispetto delle differenze, nonché la consapevolezza dei diritti e dei doveri, con l’obiettivo di formare cittadini consapevoli e responsabili”.

DISCRIMINAZIONE – Non solo: nella risposta all’interrogazione il viceministro ha inoltre precisato come “proprio le autonomie scolastiche rappresentano il riferimento fondamentale per mettere in atto tutte quelle misure necessarie per prevenire e contrastare ogni forma di violenza e di discriminazione. In tal senso l’azione del Ministero si sostanzia nel fornire la cornice pedagogica educativa e culturale nell’ambito della quale le scuole possono promuovere autonome iniziative”.

DIRITTI – In attesa di conoscere le linee guida del Governo, Bordo commenta: “In termini di diritti, in questo Paese, il quadro è piuttosto fosco, torbido: il riconoscimento delle unioni civili fatica a procedere ed è ancora sotto attacco. Siamo il fanalino di coda in Europa, sotto questo aspetto. Siamo fanalino di coda insieme a pochi altri Paesi che si sono aggregati all’Unione Europea recentemente, quali la Slovacchia, la Polonia e la Romania. La normativa di legge di contrasto all’omofobia è ancora al palo”.

CONTRASTARE – Auspicando azioni più incisive nei confronti della Regione Veneto, il deputato cremasco precisa: “anziché progredire, rischiamo di regredire su un terreno sul quale, fra l’alto, siamo già molto deboli. Le Regioni hanno uno strumento anche costituzionale per organizzare la formazione, occorre contrastare i tentativi di impedire l’applicazione di programmi e linee guida statali volte a una corretta e moderna educazione sessuale per i nostri alunni e studenti. Il nostro auspicio – conclude – è che l’attenzione del Governo si traduca in atti concreti anche più forti e più decisi”.

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