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Il Natale dei Pantelù
abbraccia i più fragili:
doni a bambini e anziani

Nella foto di copertina, la visita al reparto di Pediatria; in fondo all’articolo, quella al Kennedy.

Chi semina sorrisi raccoglie felicità. Non c’è modo migliore per riassumere l’intenso 12 dicembre dei volontari del gruppo Pantelù. Molti gli impegni in agenda: da mattina a sera passerella in centro Crema con santa Lucia e il pony Fiorellina, oltre a due visite speciali: a metà mattina presso il Kennedy e la sera al reparto di Pediatria dell’Ospedale Maggiore di Crema.

“NONNINI” – Per i Pantelù la visita agli anziani è tradizione. Travestiti da babbi natale e accompagnati dagli zampognari – molto apprezzati, per la musica ed il folklore – hanno distribuito dolcezza e dolciumi in abbondanza. Calorosa la reazione degli ospiti del Kennedy, che hanno accolto la combriccola dell’allegria aspettandoli nelle hall dei reparti.

SEMPLICITÀ – A chi gli chiede qual è il segreto di tanta spensieratezza, Renato Stanghellini, l’anima carismatica dei gruppo, risponde: “noi non vogliamo fare nulla di eccezionale, ci accontentiamo di gesti semplici, quelli che fanno davvero bene ai cittadini. Non ci interessano grandi mangiate o cene di gala: venire a trovare i nostri nonnini è anzitutto un piacere per noi. E quando arrivano gli zampognari, quando sono tutti lì che aspettano, diventa addirittura emozionante”.

BAMBINI – Un’altra tradizione che non stanca è la visita ai degenti del reparto di Pediatria dell’Ospedale Maggiore di Crema. Il nido della fragilità assume tutt’altro aspetto all’arrivo di Babbo Natale e di santa Lucia e dei loro doni. Sorrisi radiosi – sulle labbra dei più piccoli e dei più grandi – illuminano la stanzetta dedicata ai giochi e ai giocatoli. Chi se lo può permettere si porta in camera anche qualche dolcetto, che in certi momenti, in attesa della Santa del 13 dicembre o di un abbraccio dai genitori, è la medicina migliore.

L’AUGURIO – È il Natale dei Pantelù: in anticipo sul calendario, ma sempre puntuale in fatto di solidarietà. Anche quest’anno gli auguri natalizi (prima all’Rsa di via Zurla, poi al Kenney e in ospedale) sono stati rivolti alle fasce più deboli, in quei luoghi “dove non sempre l’allegria arriva, dove spesso c’è molta sofferenza – conclude Stanghellini – ma noi tutti gli anni che torniamo a fare questo giro siamo felici. In fondo, si tratta solo di dare un bacio e una caramella”. Quale augurio, da Babbo Natale? “Arrivederci al prossimo anno”!

 

Stefano Zaninelli

© RIPRODUZIONE RISERVATA


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