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La commissione territorio
dice no alle moschee

Qui sopra, Malvezzi del Ncd; sotto, il segretario della lega cremasco, Andrea Bombelli; più sotto, Agostino Alloni del Pd

CREMA – La Lega, Ndc e Pd sulla nuova legge regionale che vieta le moschee e che ha incassato il suo primo sì in commissione territorio. Ecco le diverse posizioni.

Lega Nord

Buone notizie dalla Commissione Territorio di Regione Lombardia: il disegno di legge “anti-moschee” promosso dalla Lega Nord (firmatario Romeo) ha incassato il suo primo sì. Un primo passo importante ma soprattutto doveroso, visto il susseguirsi di fatti gravi che continuano incessantemente ad affollare le pagine dei quotidiani nazionali e locali. Anche nel nostro territorio infatti, dopo la divulgazione della “lista nera” in cui comparivano 7 uomini residenti nel Cremonese e vicini al terrorismo internazionale, è notizia di oggi che un macellaio kosovaro è stato espulso dopo aver gioito per la strage di Parigi e dopo che si è dichiarato “pronto a morire per l’islam”.

Regione Lombardia sta intervenendo con decisione sul tema, ponendo un freno all’eccessivo buonismo che caratterizza i Sindaci di sinistra della Lombardia (sono infatti 9 le città nelle quali potrebbero sorgere nuove moschee).
Se questa legge venisse approvata definitivamente, anche a Crema diverrebbe molto più complesso riuscire a costruire una moschea, di fatto realizzando quanto la maggioranza dei Cremaschi sta chiedendo ormai da troppo tempo.
Attendo ora fiducioso il 27 gennaio, giorno in cui si potrebbe una volta per tutte mettere fine anche alla questione di Crema, grazie all’approvazione del disegno di legge da parte del Consiglio Regionale Lombardo.“Andiamo avanti convinti delle nostre scelte e a chi evidenzia possibili elementi di incostituzionalità diciamo che forse è giunto il momento di aggiornarci su questi temi, a partire da una revisione dello strumento dell’Intesa. Non è quindi in discussione la libertà di professare la propria fede, valore per noi intoccabile, ma servono regole chiare a tutela delle nostre comunità e dei valori che reggono la convivenza civile nel nostro Paese, garantendo da 70 anni le

 

libertà personali e civili che non possono essere messe in discussione da una fallimentare idea di integrazione”.

Questo il commento del consigliere del Nuovo Centrodestra, Carlo Malvezzi, dopo l’approvazione del  Progetto di Legge “Principi per la pianificazione delle attrezzature per i servizi religiosi” che il 27 gennaio approderà in Consiglio Regionale.

“Due sono gli elementi – spiega Malvezzi – per noi imprescindibili su questo tema, aspetti ben presenti nella nostra proposta di legge: la centralità dello strumento dell’Intesa e la verifica che i luoghi di culto siano destinati esclusivamente alla pratica religiosa. Per noi l’Intesa non può, e non deve, essere limitata alla regolamentazione dei rapporti ma deve diventare lo strumento per ribadire la necessità che ogni religione accetti e rispetti i valori fondanti della nostra società e di tutta la cultura occidentale. La diffusione di un pensiero debole è la premessa per la sottomissione ad una cultura aggressiva”.

“Oggi in Italia e in Lombardia – prosegue il consigliere del Nuovo Centrodestra – la libertà di culto è un diritto intoccabile, pienamente tutelato e garantito. I luoghi di culto però non devono diventare contesti dove

 

proporre attività politiche o, ancor peggio, essere fucine per diffondere integralismi e fondamentalismi. Negli ultimi anni è diventato sempre più evidente che alcuni culti presentano un confine molto labile e indefinito tra il loro essere religioni e  ideologie. Con questa legge vogliamo spazzare via ogni tipo di zona d’ombra così da tutelare pienamente tutti i cittadini, a partire proprio dai fedeli”.

“Noi siamo orgogliosi – concludono Malvezzi – di rappresentare in Regione Lombardia le istanze della maggioranza dei cittadini lombardi e lasciamo volentieri alla sinistra nostrana la responsabilità e la titolarità di difendere un modello ingannevole di integrazione che è ampiamente fallita in Europa negli ultimi vent’anni ”.

Infine, il commento del Pd

La legge antimoschee è stata approvata oggi dalla commissione territorio del Consiglio regionale con i voti della sola maggioranza e con tutta probabilità sarà approvata definitivamente martedì prossimo, 27 gennaio, in

Con

siglio regionale. La nuova normativa introduce una serie di prescrizioni stringenti, una tra tutte la videosorveglianza mediante telecamere collegate alle forze dell’ordine, che si applicherebbero a tutti i luoghi di culto delle religioni che hanno stipulato un’intesa con lo Stato. Tra queste non figura la religione musulmana, i cui luoghi di culto non possono quindi essere costruiti in Lombardia. Il risultato è che nella foga antimoschea il centrodestra regionale finisce per applicare le restrizioni alle chiese cristiane protestanti, ai templi buddisti e alle sinagoghe. I luoghi di culto delle religioni “ammesse”, dovranno essere dotati di parcheggi pari al 200% della loro superficie lorda, di impianti di videosorveglianza esterna collegata con le forze dell’ordine, a carico della confessione religiosa, di strade di collegamento idonee e, non da ultimo, dovranno essere congruenti architettonicamente “con le caratteristiche generali e peculiari del paesaggio lombardo”. La maggioranza non ha sentito ragioni nemmeno rispetto al parere dell’ufficio legislativo del Consiglio, che ha più volte segnalato il rischio di bocciatura da parte della Corte Costituzionale.

Così dichiara il consigliere regionale del Pd Jacopo Scandella: “la furia ideologica del centrodestra finisce per firmare l’ennesimo capolavoro. La verità è che a loro va bene la situazione attuale, con 700 centri islamici, spesso fatiscenti e incontrollati in tutta Italia, anziché moschee alla luce del sole, per poter continuare a soffiare sul fuoco della paura. E intanto imporranno nuova burocrazia ai comuni e ostacoleranno i fedeli di tutte le religioni”.

“Oggi in Commissione Territorio e Infrastrutture abbiamo assistito all’ennesima dimostrazione di quanto questa maggioranza sia capace di ledere i diritti fondamentali della Costituzione per meri fini di propaganda”, aggiunge Lucia Castellano, capogruppo del Patto Civico con Ambrosoli Presidente. “La maggioranza in Regione si prende infatti la briga di andare contro l’art 19 della Costituzione usando, in modo strumentale, argomentazioni urbanistiche per perseguire altri fini. Mi chiedo cosa un manipolo di leghisti possa avere avuto in cambio dagli altri partiti di maggioranza per avere appoggio ad una legge che verrà giudicata totalmente incostituzionale. Ancora una volta dovremo chiedere al potere giudiziario di correggere una politica sbagliata”.

Le confessioni che hanno l’intesa con lo Stato italiano e che sono sottoposti alle restrizioni sono le seguenti:

le Chiese rappresentate dalla Tavola valdese (Legge n. 449/1984);

le Assemblee di Dio in Italia (Legge n. 517/1988);

l’Unione delle Chiese Cristiane Avventiste del 7° giorno (Legge n. 516/1988);

l’Unione delle comunità ebraiche italiane (Legge n. 101/1989);

l’Unione cristiana evangelica battista d’Italia (Legge n. 116/1995);

la Chiesa evangelica luterana in Italia (Legge n. 520/1995);

la Sacra Arcidiocesi ortodossa d’Italia ed Esarcato per l’Europa Meridionale (Legge n. 126/2012);

la Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli ultimi giorni (Legge n. 127/2012);

la Chiesa Apostolica in Italia (Legge n. 128/2012);

l’Unione Induista italiana, Sanatana Dharma Samgha (Legge n. 246/2012);

l’Unione Buddhista Italiana (Legge n. 245/2012).

 

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