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Latitante condannato
per prostituzione
Il legale: ‘malagiustizia’

L'avvocato Santulli

‘Un caso di malagiustizia’, secondo l’avvocato Giuseppe Santulli, quello dell’albanese 34enne Aleksander Ejelli, titolare di una agenzia di security per la fornitura di steward a discoteche milanesi, condannato ad una pena definitiva di nove anni e sei mesi di carcere per violenza sessuale e sfruttamento della prostituzione. Una sentenza ingiusta, per il legale, che vuole ottenere la revisione del processo. Per tre anni e mezzo Ejelli, evaso dagli arresti domiciliari, e’ stato latitante, vivendo tra il Belgio e l’Albania. Lo hanno trovato i carabinieri nel gennaio scorso a Spino d’Adda e lo hanno riportato in carcere. Fino a pochi giorni fa era detenuto nel penitenziario di Cà del Ferro, mentre ora si trova rinchiuso nel carcere di Opera. Era ricercato per un ordine di carcerazione emesso nell’ottobre del 2010 dal tribunale di Alessandria per la condanna a nove anni e sei mesi per violenza sessuale, tratta, riduzione in schiavitù e commercio di ragazze minorenni finalizzato allo sfruttamento della prostituzione, reati commessi nel 2005 tra l’Italia e la Romania. Sentenza confermata dalla corte d ‘appello di Torino, mentre la Cassazione aveva dichiarato inammissibile il ricorso. A Ejelli, la cui famiglia vive nel cremasco, restano da scontare tre anni e un mese di carcere. Ma per l’avvocato Santulli, “in carcere c’e’ un innocente”. “Sto  lavorando per chiedere la revisione del processo”, ha spiegato. “Parlando con una delle presunte vittime del mio assistito, una ragazza di nome Ruby, ho scoperto che non solo non era una prostituta, ma che con il mio cliente aveva solo rapporti di amicizia”. Secondo l’accusa, Ejelli avrebbe sfruttato una decina di prostitute, cinque delle quali sarebbero state anche violentate. “Nessuna di loro, però”, ha sottolineato l’avvocato, “ha mai sporto denuncia, né è stata sentita in dibattimento”. Per l’avvocato Santulli, a portare il suo cliente in galera sono state le intercettazioni telefoniche, ma “in verità la sola grande colpa del mio assistito e’ di essere stato amico dei ragazzi che trafficavano con le prostitute. Gli stessi coimputati lo hanno sempre scagionato”. Per ottenere  la revisione del processo, l ‘avvocato dovrà portare elementi nuovi. E per Santulli “le prove nuove ci sono, ottenute sulla base delle dichiarazioni scritte e firmate dalle ragazze”.  Due mesi fa i carabinieri avevano trovato l ‘albanese a bordo di un’Audi A 3 guidata da un connazionale, un autotrasportatore di 22 anni residente a Pandino, che pare gli avesse dato una mano nella latitanza. Ejelli aveva esibito documenti lituani falsi. I timbri e la stampa dei documenti avevano insospettito i carabinieri che avevano condotto i due in caserma. Dagli accertamenti era emerso che il 34enne ricercato dalle forze dell’ordine.

Sara Pizzorni

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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