Economia
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Chromavis: calano
gli ordini, a casa
118 operaie ‘interinali’

Chromavis: da fine mese, 118 contratti di somministrazione non verranno rinnovati. Un non rinnovo collettivo all’azienda del settore cosmetico di Chieve, reso ancora più pesante dalla questione di genere: tutti e 118 i contratti sono al femminile. Tutti a tempo determinato, interinali, assunti per far fronte ad un’espansione del ciclo produttivo. A spiegare meglio la vicenda, si sono resi disponibili coloro i quali la seguono da vicino: i sindacalisti Marco Arcari, della Cgil e Diego Volpi del Cisl.
I motivi, spiega Diego Volpi, sarebbero da ricondurre ad un progetto produttivo non andato in porto. “Di conseguenza – prosegue il sindacalista – non hanno rinnovato i contratti in corso, utili, invece, per gestire la fase produttiva prospettata. La questione è che sono un gruppo numeroso, rispetto ad una dinamica che è stata utilizzata in questa azienda come in altre”. Di solito, per far fronte a necessità di produzione vengono infatti impiegate poche decine di lavoratori. “Auspichiamo che l’azienda, nei prossimi mesi, abbia la possibilità di riportarli al lavoro”, commenta Volpi. Ma si dice fiducioso, quest’ultimo, riguardo al reimpiego delle 118 lavoratrici: “il reimpiego è potenzialmente possibile: da un confronto di un mese e mezzo fa è emerso che l’azienda prevedeva un ciclo continuo di 21 turni, sette giorni su sette e 24 ore al giorno; una previsione abbastanza consistente per i primi quattro, cinque mesi dell’anno”.
Molto meno possibilista, invece, il sindacalista CGIL, Marco Arcari: “Chromavis ci ha comunicato che non ha altri ordini specifici, che possano essere poi ricoperti dal reimpiego di questi lavoratori, purtroppo. Questi lavoratori sono stati assunti per uno specifico motivo: la copertura a ciclo continuo del sito di Chieve. Gli altri cicli sono saturi, quindi i lavoratori, purtroppo ancora, non possono essere trasferiti su altri cicli”. La situazione, tuttavia, era chiara sin dal principio. “I contratti che verranno a terminare il 3 di marzo – spiega Arcari – non verranno rinnovati. Tutti questi 118 contratti già avevano la loro scadenza fissata per il 3 di marzo. Le lavoratrici sapevano che il loro contratto sarebbe arrivato fino a tale data”.
Di certo c’è che dovranno essere rideterminati i turni, e la capacità produttiva riadattata alla domanda di lavoro. “Nel percorso fisiologico di quest’azienda – osserva Volpi – ci sono dei periodi di picco produttivo, ma poi quando si stabilizza il lavoro non è escluso che assumano”. È il caso dell’anno scorso, quando, a seguito di un’espansione produttiva, era stato ampliato il reparto risorse umane con una trentina di nuove figure. “In questa specifica situazione – chiarisce Arcari, CGIL – il cliente non ha confermato l’ordine di cinque milioni di pezzi, quindi questo fa sì che l’azienda non rinnovi il contratti; ma non è che li interrompe, e li fa uscire: non chiede alle lavoratrici di firmare una nuova contrattazione. Non licenzia nessuno, ecco”. Quali saranno le conseguenze lo spiega Diego Volpi: “Il problema vero dei contratti a somministrazione, in una situazione di questo tipo, è che, a differenza degli altri lavoratori a tempo indeterminato, non possono essere messi in cassa integrazione né hanno altri strumenti di ammortizzazione. Però è ovvio che a seconda della necessità di lavoro, poi l’azienda possa procede a rinnovare”. “A questo punto – conclude Volpi –, come noi abbiamo suggerito all’azienda, e anche l’azienda è d’accordo, è evidente che nel momento in cui l’azienda si dovesse trovare ad aver bisogno di manodopera, si reinseriranno nel circuito coloro i quali hanno già acquisito una certa esperienza di lavoro”.
In tutto ciò, un concetto regna sovrano: di sorte inattesa, per questi contratti, non si può parlare. “La sorte inattesa – conclude Arcari – è riferita, purtroppo all’ordine del cliente. Però comunque, già da diverso tempo, le congiunture del mercato ed i clienti non consentono a Chromavis di programmare un portafoglio di visibilità di sei mesi o un anno. Quindi l’azienda, come molte altre in questa fase, assume lavoratori interinali, rinnovando i contrati magari di due mesi in due mesi. Oggi l’azienda non è in grado di rinnovare i contratti in scadenza al 3 di marzo perché il cliente ha ritirato una commessa di cinque milioni di pezzi, che sono, più o meno, due mesi di lavoro”.
Per oggi, venerdì, l’azienda ha convocato una conferenza stampa per illustrare la situazione.
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