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Renzi ha cambiato il Pd
Cambierà anche l’Italia?

Il trionfo di Matteo Renzi alle primarie del Pd – trionfo annunciato,scontato,invocato financo nei quartieri popolar-chic , limpido e incontestabile vista la grande affluenza di votanti – apre una fase nuova. Per il partito e, forse, per l’Italia. Ora viene il bello. E non sarà una passeggiata. D’Alema è pronto a dare battaglia.

Addio al vecchio Partito comunista – La vittoria di Renzi,leader fuori dalla tradizione (non è mai stato comunista ma neppure democristiano;la DC era già chiusa quando ha cominciato a fare politica) ha emesso una prima sentenza: la vecchia “Ditta” (così la chiamava Bersani) ha chiuso.E’ arrivata al capolinea. Compagni si scende! Il Manifesto, quotidiano comunista autogestito (fondato nel 1971 da militanti radiati per le loro posizioni critiche) lo aveva anticipato a gazebo ancora chiusi. Aveva chiamato queste primarie “L’ultima Bolognina”. Azzeccato. Il 3 febbraio 1991 con la svolta,appunto, della Bolognina (ero col taccuino sotto il palco di Occhetto e ricordo certi lacrimoni rossi), venne sciolto il Pci per dar posto al Pds che ha tirato dritto fino al 1998. Poi sono nati i Democratici di sinistra (Ds), con Uòlter Veltroni.Nel 2007 anche i DS (all’epoca guidati da Fassino) hanno tirato le cuoia. La “Ditta” ha dunque cambiato insegna più volte, ma è sempre rimasta nelle stesse mani. Ora è diverso. Molto diverso.

Gli ostacoli – Renzi ha vinto a valanga asfaltando gli avversari (Cuperlo e Civati). Ora è chiamato a dare ordini (anche) a Lettanipote. In un anno – dal flop delle primarie 2012 (contro Bersani, Vendola, la Puppato e Tabacci) – ha ribaltato il sistema. A novembre, nelle sezioni locali , aveva vinto con il 46,7%. In un mese ha quasi raddoppiato. D’Alema non lo sopporta ma lo sostengono Briatore e De Benedetti. L’aspetta un periodo difficile. Nel partito abbondano “nemici palesi e finti amici saltati sul carro del cambiamento all’ultimo istante” (Polito sul Corriere) ).Non penseranno alla scissione ma piuttosto agli agguati. Il sindaco di Firenze ha finora dimostrato di essere un grande affabulatore, uno che buca il video e le gomme della CGIL, ma la questione italiana è complessa, allarmante, critica. Ce la farà? Ma per farcela occorrono alleanze, idee chiare. Deve insomma realizzare le tante cose predicate in campagna elettorale. Una impresa. Ha promesso:”Sarò il capitano e lotterò su tutti i palloni”. Prodi ha certificato: “E’ ora che venga avanti una nuova generazione”. Prosit.

I macigni – Matteo ha sgominato il vecchio apparato. E non era facile. Riuscirà a cambiare anche l’Italia? Il Paese è schiacciato da una serie di macigni, politici ed economici. I primi (il Cav e Grillo contro Napolitano, i 148 onorevoli abusivi, la scure della Consulta sul Porcellum, ecc.) creano forti turbolenze; i secondi producono la tempesta perfetta. Qualche esempio? Un debito pubblico abnorme, la produttività stagnante da quindici anni, una tassazione da record mondiale, l’inefficienza della spesa pubblica, un forte invecchiamento della popolazione,la fuga all’estero dei giovani, l’ inadeguatezza della Giustizia civile, lo scarso controllo del territorio, eccetera. Abbiamo istituzioni fragili e forti posizioni protette (posizioni di rendite). E benchè il quadro sia negativo l’Italia continua a produrre eccellenze. Nonostante la resistenza delle banche, la caduta dei redditi reali delle famiglie, la miopia di certi sindacalisti (sveglia!). L’Italia ha bisogno di un cambiamento profondo. Il trionfo di Renzi non basta . O sì?

Enrico Pirondini

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