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Sisma in Emilia
dal Rotary Crema, aiuto
per la scuola di Mirandola

Dal Rotary club Crema un aiuto per la scuola primaria paritaria “don Riccardo Adani” di Mirandola: gravemente danneggiata dal sisma di un anno fa, ristrutturata e resa completamente antisismica  nei pochi mesi della scorsa estate, riaperta ai suoi 175 bambini già nell’ottobre 2012. Una delegazione del sodalizio cremasco, guidata dal presidente Fabio Patrini, sabato scorso ha incontrato nella cittadina modenese alcuni soci dell’omologo club di Mirandola, tra cui l’attuale pastpresident (e cioè il presidente dell’anno precedente) Roberto Morini. La consegna del contributo, 5mila euro, è avvenuta davanti alla scalinata d’accesso all’istituto: “E’ un po’ il nostro simbolo”, ha spiegato il presidente della scuola, Paolo Maffei”. Il cicerone che insieme alla coordinatrice, suor Edvige, ha permesso ai cremaschi di toccare con mano i lavori di messa messa in sicurezza. “Ogni muro è stato ‘legato’ con apposite chiavi – questa la spiegazione di Maffei – e in caso di nuovo terremoto siamo certi che non crollerà nulla”. Lo stesso presidente ha poi svelato un piccolo segreto. E cioè come è stato possibile rendere agibili i locali nel giro di pochi mesi: “Dopo le scosse del 29 maggio, ci siamo guardati in faccia: impossibile compiere un lavoro così gravoso con le nostre sole forze. Ma subito è venuto da me l’amico Roberto Morini. Ricorderò sempre le sue parole: ‘Voi fate quel che serve, il Rotary ci sarà’”. Parole premonitrici, quelle del  pastpresident del “Mirandola”. Perchè di lì a breve non solo il suo club, ma anche quello di Crema avrebbe legato il suo nome a quello della scuola terremotata. A congiungere le 2 realtà, Massimo Fini. Socio del club Mirandolese, amministratore delegato alla Sis-ter di Palazzo Pignano. E tutt’altro che estraneo al club della nostra città. “Grazie a lui – spiega Patrini – siamo venuti a conoscenza di quella situazione, e sempre grazie a lui abbiamo reperito i fondi della donazione. Poi, con il presidente di quest’anno, Carlo Longhi, ci siamo accordati sulle modalità concrete per perfezionarla”. Così, la consegna di sabato non solo ha mostrato il volto solidale della nostra terra, ma ha pure cementato relazioni d’amicizia e condivisione. Dopo il pranzo, i mirandolesi hanno mostrato ai cremaschi quel che resta del Duomo e di San Francesco. Due chiese sventrate, che hanno scritto la storia della cittadina. Due ferite lancinanti, che forse mai troveranno sutura.

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