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L’Alternativa, appello
agli imprenditori: “90
persone da ricollocare”

L’Alternativa e i suoi lavoratori al centro di diversi incontri oggi. Uno al Rotary club di Crema dove c’è stato un appello agli imprenditori cremaschi perchè si attivino per ricollocare le persone che per ora sono in cassa integrazione, ed uno in Provincia di Cremona relativo alle politiche attive del lavoro e al terzo accordo in via di definizione.

L’APPELLO AGLI IMPRENDITORI

Un appello agli imprenditori cremaschi – quei pochi che nonostante la crisi stanno continuando ad assumere – perché non dimentichino le persone più deboli. Lo ha rivolto Luciano Ricci, membro del Consorzio Arcobaleno, alla conviviale meridiana del Rotary club Crema. Ad invitarlo, il presidente Fabio Patrini attraverso l’intermediazione del socio Pino Gatti. Un’esposizione sintetica e appassionata, la sua, che è decollata dalla vicenda de “L’Alternativa”: la cooperativa sociale chiusa a dicembre lasciando di fatto senza lavoro a 172 persone. Ora in cassa integrazione firmata all’inizio del mese. Persone sottratte a “quel percorso di autonomia – così si è espresso Ricci – che molti dipendenti costruivano giorno per giorno stando insieme, sviluppando le proprie abilità, comunicando l’uno con l’altro”. Tra le cause di questo tracollo, certamente la crisi generale. Ma anche alcuni “aspetti organizzativi inadeguati – Ricci non l’ha nascosto – inerenti l’attività da svolgere”. Ed ecco la situazione attuale, con due partenariati – e cioè reti che vedono collaborare istituzioni pubbliche e soggetti privati – già attivi e uno in divenire per ricollocare in totale circa 60 persone. Ricci ha menzionato i primi due: “Quello con la Ancorotti Cosmetics, e quello che vede protagonista il Consorzio Arcobaleno, formato da otto cooperative sociali”. Ma nonostante questo impegno,  ancora in attesa rimangono oltre 90 persone. “Almeno 60 ricomprese nelle categorie del disagio sociale – ha precisato l’operatore sociale – tra cui 40 disabili”.

Da qui l’impegno del Consorzio Arcobaleno, che si traduce in un appello. Triplice. Il primo, rivolto alle aziende del territorio ancora floride. Un invito a “darci commesse di lavoro, per allargare il nostro mercato e permetterci di proseguire nell’opera di organizzazione imprenditoriale che abbiamo dovuto affrontare per non replicare la crisi sofferta da L’Alternativa”.

Il secondo, sempre all’indirizzo delle imprese, ma di quelle poche in grado di assumere nuovi lavoratori: “Non dimenticare le persone più deboli, anche se meno produttive di altre”. Valorizzando così le cooperative sociali quali “soggetti mediatori tra lavoratori e imprese”. Il terzo, infine, lanciato a “tutti coloro che possono: trovare risorse economiche per creare percorsi di pre-occupazione, a beneficio di chi, tra i disabili, è in attesa di essere ricollocato”. Nella sostanza, inserendo i soggetti svantaggiati in attività e laboratori gratuiti che li coinvolgano a livello corporeo, sociale e relazionale. “Per evitare che non avendo più un’occupazione rimangano senza un riferimento e un senso da dare alla giornata”, ha spiegato il relatore.

Fino alla conclusione: “Forse il vero fallimento sta in questa società – sono le amare le parole di Ricci – che non è capace di coniugare il profitto all’attenzione per sociale. Ma continueremo a lavorare perché questo obiettivo sia raggiunto”.

Ad ascoltarlo, diversi imprenditori soci del club presieduto da Fabio Patrini. Tra questi, Renato Ancorotti, Remo Moretti e Umberto Cabini. Lo stesso Ancorotti, intervenendo a fine conviviale, ha espresso qualche riserva nei confronti delle varie amministrazioni pubbliche: “Ogni volta che si profilava un problema occupazionale, i vari politici di turno caricavano il problema su L’Alternativa, delegandola all’assunzione. Così facendo, a un certo punto è scoppiata. E lo dico sulla premessa che io, a quella cooperativa, do lavoro da 20 anni”.

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