3 Commenti

Parco agroalimentare tra Adda e Oglio
presentato ieri il protocollo d’intesa
per tutelare il suolo e ripensare l’economia

Il Parco Agricolo Regionale dei Fontanili tra Adda e Oglio diventerà presto realtà. Ieri sera nella Sala Consiliare del Comune di Crema è stato presentato il protocollo d’intesa per istituire la nuova realtà agroalimentare Con i suoi 1400 chilometri quadri di superficie, il nuovo parco agroalimentare ripensa l’idea della tutela ambientale, non più intesa come “museo naturale” ma come realtà sicura e dinamica che garantisca l’integrità ambientale e la conseguente qualità dei prodotti locali offerti dalle aziende agricole del territorio.

DALL’ADDA ALL’OGLIO

L’area del nuovo parco è stata selezionata studiando la rete ecologica regionale, che ha permesso di mappare le biodiversità della Lombardia e individuare la zona delimitata da Oglio, Adda e Serio, compresi i fontanili, un angolo di Pianura che racchiude un vero e proprio patrimonio di ecosistemi. Tra i primi firmatari del documento ci sono Regione Lombardia, le province di Cremona, Lodi e Bergamo, il Comune di Crema, le associazioni degli agricoltori, dei pescatori e gruppi ambientalisti come WWF, FAI e Italia Nostra, oltre che l’istituto DIPSA, il Consorzio Adda-Oglio e l’Università degli Studi di Milano.

UN NUOVO CONCETTO DI PARCO AGRICOLO

Tutto parte dal concetto di valore del suolo: “I paesaggi agricoli vanno pensati in un’ottica culturale totalmente diversa – introduce il presidente di Italia Nostra Lombardia Luigi Sant’Ambrogio –  non più solo sfruttamento per fine economico ma valorizzazione degli stessi come patrimonio da preservare per le nuove generazioni”. L’emergenza per il consumo sfrenato di suolo agricolo necessita un cambiamento nel modo di pensare l’ambiente, non più solo come mezzo per sviluppare valore economico ma come ecosistema da preservare e incentivare: “Chi produce servizi ambientali come gli agricoltori offre un servizio pubblico alla collettività” – afferma Paola Brambilla, presidente di WWF Lombardia – Il valore prodotto dallo sfruttamento del terreno va quindi compensato in qualche modo da chi ne beneficia”.

UN PERCORSO PARTECIPATO

“Gli agricoltori sono i primi promotori che valorizzano patrimonio”, afferma l’assessore regionale Giulio De Capitani. Oltre all’inserimento nel piano regionale aree protette è necessario riconoscere la classificazione della nuova area come parco agricolo, inteso non solo una zona naturalistica protetta ma come un vero e proprio sistema di valorizzazione per tutela del suolo, che oltre a prevenirne il consumo smodato consiste nel funzionalizzare le risorse ambientali presenti. Per farlo è indispensabile costruire un percorso partecipato con enti locali e detentori d’interesse: da qui nasce il protocollo d’intesa, un patto aperto per valorizzare e promuovere un contesto unico a partire dal ripensare il sistema agroalimentare.

UOMO E NATURA, COMPENSAZIONE POSSIBILE

Nel programma di tutela sono inseriti anche i fontanili, “Che i nostri predecessori hanno creato come drenaggi artificiali per canalizzare l’acqua e coltivare foraggio fresco”, spiega il rappresentante provinciale di Italia Nostra Giovanni Bassi, che introduce il tema del delicato rapporto tra natura e intervento dell’uomo. “La maggior parte del nostro territorio viene ‘mangiato’ da grandi opere infrastrutturali e viabilistiche come l’alta velocità, la Brebemi, la Paullese, cui si aggiungono le cave ordinarie e di prestito” aggiunge con preoccupazione Colombo, che attraverso il nuovo progetto chiede un maggior controllo e una razionalizzazione del consumo di suolo, che andrebbe compensato con opere di recupero ambientale. “Il terreno è un bene limitato, sacrificato per realizzare attività umane – aggiunge il professor Mario Colombo, docente della facoltà di Agraria, che per salvaguardare la biodiversità e la ricchezza del territorio propone di abbandonare l’agricoltura “tradizionale” e riprendere le coltivazioni tipiche del territorio per dare nuovo impulso al commercio.

L’APPOGGIO DELA POLITICA

Non manca l’appoggio dal mondo della politica: oltre all’assessore regionale Giulio De Capitani e all’assessore provinciale Gianluca Pinotti hanno partecipato  quattro candidati sindaco cremaschi, Gianemilio Ardigò, Giuseppe Buttino, Alessandro Boldi e Alberto Torazzi, uno dei promotori dell’iniziativa. “Il suolo agricolo è un bene comune – chiosa De Capitani – Sappiamo già che in Lombardia saranno necessarie nuove opere e infrastrutture, sarà nostro compito studiare il modo di compensare prima di agire”. L’ultimo pensiero va agli agricoltori, “imprenditori e non strumenti”, che parteciperanno in prima persona per fare sistema con glienti coinvolti e creare una rete di aziende agricole territoriali.

Lidia Gallanti

 

©RIPRODUZIONE RISERVATA

 

© Riproduzione riservata
Commenti
  • jean

    un altro parco, un altro presidente del parco, un altro consiglio del parco, altri vincoli del parco, altri soldi per il parco…. ma non si doveva tagliare le spese? e sai che vantaggi per gli agricoltori…. quali sarebbero le colture tradizionali per rilanciare la biodiversità? 1 miliardo di persone al mondo soffrono la fame, l’italia importa il 50% di quello che mangiamo gli italiani e questi propongono didiminuire la produttività delle ns campagne per aumentare la biodiversità? ma dove l’avete pescato il prof mario colombo? solo uno come torazzi poi può vantarsi di una iniziativa del genere…. e pensare ai problemi della lega invece?

  • C’ero anch’io!!! :-)

    • jean

      buono a sapersi… ho capito per chi votare! la bonaldi ovviamente!