Cronaca
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Il messaggio di Natale del vescovo Cantoni
In tempo di crisi ricercare il bene comune

Il Natale del Signore giunge quest’anno in un tempo di particolare crisi. Sono molte le persone compromesse in questa situazione che sconvolge la loro vita e quella dei loro cari. E’ importante però, che nello stesso tempo, impariamo tutti a scoprire anche le opportunità che la crisi suscita, ad assumerci personali responsabilità per cercare insieme il bene comune, al di là di interessi di parte, tante volte perseguite in passato.

IL BENE COMUNE

Il Natale sobrio di quest’anno ci invita a ridimensionare la nostra pretesa di auto salvezza, soprattutto l’illusione che la gioia provenga dai beni che si possiedono o dalla quantità delle risorse che appagano l’immagine di noi stessi e la esaltano di fronte agli altri. Se rinunciamo all’effimero e non ci lasciamo dominare da esso, già conseguiamo una grande vittoria. Alla ricerca della felicità, che è l’anelito comune, scopriamo che anche dentro una vita povera e semplice possono emergere nuove vie di felicità, che non si erano coltivate in precedenza, per esigenze egoistiche, per dichiarata mancanza di tempo, forse, o anche perché abbiamo sottovalutato quelle piccole gioie, che costituiscono tuttavia le ricchezze più nobili della vita. Qualche esempio? Impegnarsi a dare tempo in famiglia, soprattutto ai figli che non hanno bisogno di grossi regali, ma del calore di una presenza stabile, materna e paterna. Presentarsi agli altri nella propria fragilità, che è il modo ordinario per vivere realisticamente la nostra umanità. Dio, creandoci,  non ci ha pensati super eroi, ma semplicemente uomini e donne che nonostante la loro debolezza  sanno creare vere occasioni di scambio e di condivisione fraterna.

LA CRISI ETICA

Non è sufficiente valutare la crisi solo sul piano economico; la vera crisi è  quella etica, anche se a fatica lo sappiamo ammettere: là dove l’uomo non riesce più a distinguere il bene dal male (o lo decide da se stesso!), là dove emerge una mancanza di rispetto per le singole persone, quando una aggressività latente intravvede negli altri almeno dei concorrenti  se non dei nemici, o dove viene coltivata una cultura di morte che ricade a svantaggio dei più deboli e indifesi. Aver voluto fare  a meno di Dio ha portato l’uomo a commettere i crimini più nefasti, secondo le diverse ideologie, non solo del passato, ma anche più recenti; ha condotto inevitabilmente a un deprezzamento della persona umana nella sua inviolabile dignità, a un’ esaltazione dell’individualismo libertario, che ha prodotto alla lunga una deresponsabilizzazione sociale. Proprio per questo abbiamo mille motivi per levare in alto lo sguardo e invocare con forza: “Vieni,  Signore Gesù!” Dio non manca all’appuntamento: Egli viene ancora tra noi per condividere la nostra medesima realtà, si fa bisognoso di tutto per poterci arricchire con la sua presenza. Egli vuole essere cercato nei luoghi più angusti, là dove l’uomo soffre,  dove c’è esclusione, isolamento e sofferenza. Egli si fa conoscere quando impariamo a condividere le odierne povertà, materiali e spirituali, quando sappiamo accogliere gli altri offrendo loro ospitalità, tempo, risorse e anche il nostro sorriso. Venendo nel mondo, il Signore non ci invita alla passività, né ci chiede di vivere da rassegnati, piuttosto ci esorta ad intonare un grande inno alla gioia e alla vita. Allora nasce in noi il desiderio di impegnarci in nuovi stili di vita attraverso cammini di solidarietà, nella logica del dono senza contropartita. L’uomo grande, infatti, non è colui che possiede, ma colui che dona, anzi, si dona, come Gesù, il dono più bello che Dio padre di nuovo ci invia.

+ Oscar Cantoni, vescovo

 

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