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Il Consiglio provinciale indica la via
per evitare il Vietnam del centrodestra
sulla gestione dell’acqua

Sarà stato pure concordato con lo stesso presidente Salini, ma il segnale uscito ieri dal Consiglio provinciale è netto. E se nella prima parte dell’ordine del giorno dei leghisti cremaschi – approvato all’unanimità – ci si limita a fotografare il quadro attuale dal referendum alla presa di posizione dei sindaci, nella seconda si annota un punto fermo non da poco. Il Consiglio, recita il passaggio, “ribadisce il proprio sì alla gestione pubblica, preferendo la gestione in house (società a capitale pubblico controllata dal pubblico) alla partecipazione dei privati o delle multinazionali europee”.
Nessuna indicazione, come è giusto che sia, direttamente ai sindaci, ma la chiara espressione di un orientamento. Orientamento che si colloca in antitesi a quello più volte ribadito e sostenuto dal presidente Salini e condensato nella proposta di società mista sottoposta all’attenzione dei sindaci. Indipendentemente dalle ragioni di convenienza che hanno portato la maggioranza in Provincia ad approvare l’ordine del giorno della Lega di Crema, resta il fatto che l’espressione di parere del Consiglio provinciale è nero su bianco. E in Consiglio la proposta di società mista che il presidente porterà comunque avanti dovrà tornare per l’approvazione definitiva. Dovesse la Lega cremasca tenere la posizione (considerato che il Pdl alle capriole è abituato), con quali numeri la maggioranza spera di mandare in porto l’operazione? Cinque voti contrari dai banchi della Lega sono più che sufficienti a mandare sotto il centrodestra, come la seduta di ieri ha dimostrato inequivocabilmente.
Non solo: come ha osservato già ieri un consigliere del Pdl, insistere sulla società mista dopo che il Consiglio si è ‘speso’ per la pubblica, ha il sapore della delegittimazione. In altre parole: procedere ora sulla via della società mista per la gestione del servizio idrico significa accantonare, svilendolo, il parere del Consiglio provinciale.
Insomma, comunque la si guardi, questa vicenda è un piccolo Viet Nam per il centrodestra. Un campo di battaglia punteggiato di mine, su una delle quali hanno peraltro già messo i piedi il sindaco di Cremona e quello di Crema. Con tutta la buona volontà, come ignorare le divise da utili soldatini cucite addosso a Perri e Bruttomesso? Come ignorare il loro ruolo meramente strumentale in tutta la vicenda? Prima favorevoli, poi contrari alla società mista, poi non pervenuti, Perri e Bruttomesso sono stati spostati sullo scacchiere a seconda di convenienze contingenti, rese vane ieri dal voto di ieri. Voto peraltro provocato dai leghisti cremaschi (e qui incassa Bruttomesso) e supportato, tra gli altri, dal vicesindaco di Cremona (e qui incassa Perri).
Da qui si deve ripartire. Dall’invito rivolto dal Consiglio provinciale al presidente per “porre in essere ulteriori attività di approfondimento destinate ai sindaci” così da arrivare alla svelta  “a una decisione consapevole sul tema della gestione dell’acqua”.
Che l’invito, un po’ come gli auguri di buon Natale, sia sentito o strumentale, a questo punto poco conta. A meno che la Provincia, dopo i sindaci, intenda ignorare il suo stesso Consiglio. Ossia la maggioranza che la tiene materialmente in piedi.

 

f.c.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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