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Un commento

Gestione del ciclo idrico,
da Montecitorio
a sala degli Ostaggi

La gestione dell’acqua torna al centro del dibattito. Da una parte SeL e M5S puntano il dito contro il “tentativo di privatizzazione”. Dall’altra il Pd risponde: “solo bugie”. Intanto la ripublicizzazione dei gestori del ciclo idrico arriva in Consiglio comunale.

Che l’acqua fosse e sia un bene di proprietà pubblica è un fatto certo. Non solo: dal referendum del 2011 gli enti locali non sono più obbligati ad affidare a privati la gestione del ciclo idrico integrato. Ma la partita non è affatto chiusa. Il tema dell’acqua, o meglio, della sua gestione è tornato di prepotenza del dibattito attuale. Il motivo riguarda la discussione in Commissione Ambiente alla Camera della proposta di legge del Forum dei movimenti per l’acqua, e l’effetto delle modifiche apportate da un emendamento targato Pd.

DISCUSSIONE – L’emendamento in questione è stato presentato dal deputato Pd Enrico Borghi, ed è volto all’abrogazione dell’articolo 6 della proposta di legge. Tale articolo disciplina la Ripubblicizzazione della gestione del servizio idrico integrato, cioè quella serie di passaggi per l’esclusione dei soggetti privati – e le commistioni pubblico-privato – dalla gestione del servizio idrico, e per la trasformazione di tutti gli enti di gestione “in società a capitale interamente pubblico”.

QUESITO – Il segretario del Pd provinciale, Matteo Piloni, e Vittore Soldo, della segreteria Pd regionale, respingono l’accusa mossa al Pd di voler privatizzare l’acqua. Spiegano che il referendum del 2011 “Non prevedeva in alcun modo la ripubblicizzazione del servizio. Attraverso questa possibilità in provincia di Cremona, come Pd, abbiamo contribuito alla nascita di un’unica società interamente pubblica del servizio idrico”. Diverso era il senso del quesito referendario, che “cancellava l’obbligo della privatizzazione, lasciando piena titolarità ai Comuni della scelta del modello di gestione”.

COERENZA – L’interpretazione dei piddini non piace a Franco Bordo, deputato di Sinistra italiana. Commenta quest’ultimo: “La soppressione, voluta dai vertici del Pd, dell’articolo 6, di fatto svuota e stravolge l’impianto generale del testo e ne travisa i principi essenziali. Per questo io, con i deputati di Sinistra Italiana e M5S, ho ritirato la firma dall’attuale testo: per rimanere coerente con quella storica, bellissima e attuale battaglia politica che ha attraversato e ancora oggi attraversa il nostro Paese”.

A CREMA – Da Roma a Crema, la questione è pronta a sbarcare anche in sala degli Ostaggi: il consigliere Emanuele Coti Zelati ha presentato un ordine del giorno per chiedere “di manifestare al Governo, ai deputati della Camera e del Senato la propria contrarietà all’introduzione, anche solo in via parziale, della possibilità per soggetti privati di qualsivoglia forma di gestione dell’acqua e del ciclo idrico”, affinché sia rispettato “il risultato del referendum del 2011 facendo in modo che solo ed esclusivamente soggetti pubblici o a controllo pubblico siano autorizzati alla gestione dell’acqua”.

Stefano Zaninelli

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