Madignano, interpellanza sulla demolizione dell’arco dell’ex abbazia benedettina
I consiglieri di minoranza contestano la demolizione di elementi storici e chiedono chiarimenti all'Amministrazione, sollevando dubbi sulla legittimità dei lavori
A Madignano, i consiglieri comunali di minoranza Diego Vailati Canta e Innocente Viola hanno presentato un’interpellanza sulla demolizione dell’arco in muratura e del portone in legno dell’immobile di via Maccoppi 3, appartenente all’ex abbazia benedettina. Nel documento, protocollato l’8 ottobre, i due esponenti chiedono chiarimenti all’Amministrazione sulle modalità e sulle autorizzazioni dell’intervento.
Al centro della vicenda c’è un edificio che, secondo quanto riportato dai consiglieri citando l’Ufficio tecnico comunale, rappresenterebbe “l’edificio storico di maggior pregio del paese”.
La ricostruzione contenuta nell’interpellanza parte dal 5 maggio 2026, quando il Comune avrebbe richiesto alla Soprintendenza la Valutazione di interesse culturale dell’immobile, ai sensi del Codice dei beni culturali e del paesaggio. L’8 maggio, secondo la cronologia riportata dai consiglieri, il sindaco avrebbe poi emesso l’ordinanza numero 2 del 2026, imponendo la messa in sicurezza entro 48 ore. I rilievi fotografici effettuati dalla minoranza il 20 maggio avrebbero documentato la demolizione dell’arco e del portone. La Scia relativa alla rimozione del portone e alla posa di un cancello metallico sarebbe stata invece depositata dalla proprietà il 28 maggio.
I consiglieri sollevano diversi dubbi sulla legittimità dell’intervento. A loro giudizio, l’ordinanza per la messa in sicurezza avrebbe consentito soltanto opere provvisorie e non la demolizione definitiva di elementi storici sottoposti a valutazione da parte della Soprintendenza. Contestano inoltre la presentazione della Scia dopo l’esecuzione dei lavori e richiamano l’articolo 18.3.3 delle norme tecniche di attuazione del Pgt, che prevederebbe la conservazione dei manufatti storici nei nuclei antichi.
Un ulteriore aspetto riguarda il passaggio di via Maccoppi, indicato nell’interpellanza come bene comune non censibile a servizio anche di un immobile acquisito dal Comune nel 2025. Secondo i firmatari, l’intervento avrebbe quindi richiesto anche l’assenso dell’ente in quanto comproprietario.
Con l’interpellanza, Vailati Canta e Viola chiedono al sindaco se la Soprintendenza sia stata informata della demolizione e se l’Amministrazione intenda procedere all’annullamento della Scia, con l’obiettivo di imporre alla proprietà la ricostruzione fedele e integrale dell’arco e del portone originari.