Economia

La retribuzione media annua è di 33.559 euro, tra le più alte in Italia

E' quanto emerge dal Geography Index dell’Osservatorio JobPricing, che analizza l’andamento delle retribuzioni nelle province italiane mettendolo a confronto con quello dell’inflazione

In Lombardia la retribuzione globale annua è in media di 36.331 euro
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Stipendi tra i più alti d’Italia e una perdita di potere d’acquisto più contenuta rispetto a molte altre province lombarde. Il territorio cremonese regge l’urto del caro vita: negli ultimi dieci anni i salari reali hanno perso il 5,2%, meno di quanto accaduto a Milano, dove l’erosione ha raggiunto il 9,9%, e decisamente meno rispetto a Mantova e Pavia.

È quanto emerge dal Geography Index dell’Osservatorio JobPricing, che analizza l’andamento delle retribuzioni nelle province italiane mettendolo a confronto con quello dell’inflazione. La retribuzione globale annua media nel Cremonese, comprensiva di bonus e incentivi, si attesta a 33.559 euro, un valore che colloca il territorio nella parte alta della classifica nazionale e conferma il primato della Lombardia, regione con gli stipendi medi più elevati, pari a 36.331 euro. Cremona si posiziona poco sotto Bergamo e davanti a Como, in un quadro regionale nel quale otto province figurano tra le prime 25 in Italia. Ma guadagnare di più non significa necessariamente conservare una maggiore capacità di spesa.

Dal 2015, infatti, a livello nazionale gli stipendi sono aumentati del 14,2%, mentre i prezzi sono cresciuti del 22,6%, determinando una perdita di potere d’acquisto dell’8,4%. In Lombardia lo scarto è ancora più ampio: a fronte di un incremento salariale del 12,2%, l’inflazione ha raggiunto il 21,1%, con una perdita complessiva dell’8,9%. Cremona fa meglio della media regionale, anche grazie a un aumento dei prezzi meno incisivo rispetto ad altri territori. Il confronto con Milano è emblematico: nel capoluogo gli stipendi sono cresciuti del 12,3%, ma l’inflazione è salita al 22,2%, cancellando quasi un decimo del potere d’acquisto.

Ancora più pesante il bilancio a Lecco, dove la perdita supera il 12,4%, a Pavia, con il 15,2%, e a Mantova, che arriva al 17,2%. Il risultato migliore della Lombardia spetta invece a Lodi, dove l’erosione si è fermata al 2,2%. Sul fronte delle retribuzioni, il 2025 ha comunque segnato una ripresa: gli stipendi sono cresciuti del 4,3% in Italia e del 4,5% in Lombardia, in accelerazione rispetto all’anno precedente.  A sostenere l’aumento, spiega Matteo Gallina, responsabile dell’Osservatorio JobPricing, sono una domanda di lavoro vivace, la disoccupazione ai minimi storici e le difficoltà delle imprese nel trovare personale. Una dinamica positiva che non è però sufficiente a recuperare quanto perso durante la fiammata inflazionistica del 2022 e del 2023, successiva allo scoppio della guerra in Ucraina.

A incidere sulle differenze territoriali sono anche le caratteristiche dei mercati del lavoro, la diffusione dei diversi settori produttivi e le modalità di contrattazione. Per Cremona, il dato restituisce quindi una fotografia a due facce: da una parte retribuzioni medie che mantengono la provincia tra le più competitive del Paese, dall’altra un potere d’acquisto che, pur avendo resistito meglio rispetto a numerosi territori lombardi, resta inferiore a quello di dieci anni fa. Perché a misurare davvero il valore di uno stipendio non è soltanto la cifra riportata in busta paga, ma anche quanto quella cifra consente ancora di acquistare.

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