Salute mentale nei giovani, casi in aumento: fare rete per intercettare il disagio
Dai dati della Neuropsichiatria infantile agli accessi in Pronto soccorso. L’età sospesa, il convegno promosso da ASST accende i riflettori sulla sofferenza giovanile
La salute mentale degli adolescenti rappresenta una delle sfide più importanti per il sistema sociosanitario e per l’intera comunità. Intercettare precocemente il disagio, garantire risposte tempestive e costruire una rete capace di accompagnare i ragazzi e le loro famiglie sono le priorità emerse nel corso del convegno “L’età sospesa: la salute mentale nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta nel territorio Cremasco”, promosso da ASST Crema nell’ambito delle iniziative della Settimana della Salute del Cervello.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali di Valentina Brunelli, direttore sociosanitario di ASST Crema, ed Emanuela Nichetti, assessore all’Istruzione, Formazione e Lavoro del Comune di Crema. Entrambe hanno richiamato l’attenzione sulla complessità dei fenomeni che interessano le nuove generazioni e sulla necessità di affrontarli attraverso un impegno condiviso. Il disagio giovanile, infatti, non riguarda esclusivamente la dimensione sanitaria, ma coinvolge anche il contesto familiare, scolastico e relazionale in cui i ragazzi crescono. Da qui l’importanza di consolidare il dialogo tra istituzioni, servizi e realtà educative, affinché nessuna famiglia si senta sola nell’affrontare situazioni di difficoltà.
Condotto e moderato dal professor Virginio Salvi, direttore del Dipartimento di Salute mentale di ASST Crema, il convegno ha rappresentato un’occasione di confronto tra professionisti e realtà del territorio, ponendo al centro i bisogni degli adolescenti e la necessità di costruire percorsi di presa in carico integrati, capaci di rispondere alla complessità delle situazioni e di garantire continuità tra i diversi servizi.

A delineare il quadro territoriale è stata la dottoressa Alessandra Foppa Pedretti, direttore della Struttura complessa di Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza (NPIA) di ASST Crema, che ha presentato i dati relativi al progetto Adolescence Work in Progress.
Tra gennaio e settembre 2026, nella fascia d’età compresa tra i 12 e i 18 anni, risultano 347 ragazzi in carico alla NPIA. Di questi, il 27% rappresentano nuovi accessi nel periodo considerato.
Tra i nuovi ingressi, le problematiche legate ai disturbi del neuro sviluppo costituiscono la principale motivazione d’invio, pari al 63,8%. Seguono i disturbi d’ansia, i disturbi dell’umore e la disregolazione comportamentale, ciascuno corrispondente al 10,6%, mentre i disturbi del comportamento alimentare riguardano il 4,3%.
«Numeri che restituiscono la varietà dei bisogni e la necessità di interventi personalizzati- commenta Foppa Pedretti – in grado di tenere conto delle diverse manifestazioni del disagio e delle specificità di ogni fase della crescita. Accanto ai ragazzi già intercettati dai servizi specialistici – sottolinea Foppa Pedretti – esiste una fascia di adolescenti la cui sofferenza emerge in modo improvviso, attraverso situazioni acute che richiedono un intervento urgente.
I dati presentati con il contributo della dottoressa Giulia Acquistapace, direttore del Pronto soccorso di ASST Crema, evidenziano oltre 100 accessi di minori al Pronto soccorso, con una concentrazione maggiore durante il fine settimana e nelle ore notturne. Tra gli elementi osservati figurano una prevalenza femminile e un aumento significativo dei casi nella fascia tra i 15 e i 16 anni. Si tratta di un segnale che richiama l’importanza di riconoscere precocemente i segnali di sofferenza e di favorire collegamenti più celeri tra i servizi di emergenza, la Neuropsichiatria infantile, il territorio e le famiglie. L’obiettivo è accompagnare il paziente prima di arrivare alla fase acuta».
Una riflessione sulle trasformazioni neurobiologiche e comportamentali che caratterizzano questa fase della vita è stata proposta dal dottor Giovanni Migliarese, direttore del Dipartimento di Salute mentale e delle Dipendenze di ASST Pavia.
«L’adolescenza – ha spiegato Migliarese – è una fase di transizione nella quale il desiderio di autonomia e la spinta verso l’esplorazione si confrontano con competenze di regolazione e controllo ancora in piena evoluzione. Per questo, anche dietro comportamenti apparentemente sicuri o spavaldi, possono celarsi fragilità e difficoltà nel valutare le conseguenze delle proprie azioni. È una fase cruciale anche sul piano neurobiologico: lo sviluppo cerebrale rende i ragazzi straordinariamente recettivi agli stimoli, alle relazioni e all’ambiente, siano essi positivi o negativi. Tutte ricezioni che plasmano le competenze e il sistema comportamentale e valoriale dell’età adulta. Proprio per questo motivo, occorre intercettare i bisogni e i segnali di disagio per tempo, ben prima che si manifestino in una fase acuta».
La necessità di sviluppare risposte flessibili e vicine ai luoghi di vita dei giovani è stata al centro degli interventi dedicati alle nuove modalità di presa in carico e al rafforzamento della rete territoriale.
«Con il progetto Find Yourself – ha spiegato Silvia Cicero, Gruppo Thesis, capofila del progetto Find Yourself – vogliamo costruire, nell’area cremasca, modelli innovativi di presa in carico per i ragazzi tra i 10 e i 25 anni che vivono situazioni di fragilità, come il ritiro sociale e i disturbi del comportamento alimentare.
La collaborazione tra enti pubblici e privato sociale ci permette di intervenire in modo personalizzato, coinvolgendo non solo i giovani, ma anche le loro famiglie. Attraverso interventi domiciliari, attività riabilitative e setting di cura più flessibili, puntiamo a intercettare precocemente il disagio, prevenire l’aggravamento delle situazioni e favorire il recupero delle relazioni e dell’autonomia. L’obiettivo è costruire percorsi di cura vicini ai bisogni reali dei ragazzi, capaci di accompagnarli verso nuove possibilità di crescita e partecipazione».
Sulla necessità di rendere i servizi psicologici più accessibili è intervenuta anche Cinzia Sacchelli, responsabile della Psicologia clinica di ASST Crema.
«Per fare questo è fondamentale rafforzare la psicologia territoriale, portando l’ascolto e il supporto specialistico direttamente nei luoghi di vita quotidiana dei ragazzi. Avvicinare i servizi alle persone significa superare le barriere d’accesso e offrire una risposta tempestiva, integrata e radicata nella comunità».
Il confronto ha ribadito l’importanza della collaborazione tra i diversi attori coinvolti nella tutela della salute mentale dei giovani. Un impegno che richiede il superamento degli interventi isolati a favore di una presa in carico condivisa, capace di valorizzare le competenze di ciascuna realtà.
Anche Amelia Anghinoni, responsabile della Struttura semplice di Salute mentale e dipendenze di ATS Val Padana ha sottolineato quanto la complessità dei bisogni del territorio richieda il sostegno dall’intera rete dei servizi. La dottoressa ha ribadito come sia necessario fare sistema tra sanità, sociale, scuola e terzo settore per costruire una trama di protezione solida e condivisa attorno ai giovani.
A concludere i lavori sono stati il professor Virginio Salvi e il dottor Stefano Manenti, direttore della Struttura semplice di Psichiatria ospedaliera (SPDC) di ASST Crema, richiamando il valore del confronto multidisciplinare e della collaborazione tra servizi per affrontare una sfida che coinvolge l’intera comunità.
La prevenzione del disagio mentale in adolescenza passa dalla capacità di ascoltare, riconoscere tempestivamente i segnali di sofferenza e costruire risposte coordinate. Rafforzare il legame tra ospedale, territorio, scuola, famiglie e privato sociale significa offrire ai ragazzi non soltanto una risposta nei momenti di crisi, ma percorsi di accompagnamento capaci di sostenerli nella crescita, recuperare le relazioni e favorire il raggiungimento dell’autonomia.