L’arte che collega mondi diversi: Rosina Paletta a “I mondi di carta”
Ospite del Festival, la neurologa parlando della sua silloge poetica “L’ala del pensiero”, ha ricordato l’importanza di guardare il mondo in un’ottica diversa.
In un’atmosfera informale presso la Sala Cremonesi del Centro Culturale Sant’Agostino, tra gli appuntamenti del cartellone del Festival “imondidicarta”, la neurologa Rosina Paletta ha parlato, venerdì pomeriggio, della sua silloge poetica “L’ala del pensiero”, recentemente pubblicata per le edizioni Giovane Holden.
Un’occasione per condividere riflessioni e suggestioni con l’autrice, grazie alla conduzione di Rachele Donati de Conti: “Questo è un Festival visionario, che parla di cultura, di arte e l’arte ci permette di collegare mondi diversi, andando al di là del tempo”, ha introdotto la serata l’autrice, ringraziando l’organizzazione per l’invito.
Ma la medicina come si pone rispetto alla letteratura, sono due mondi lontani? Per Rosina Paletta, la medicina permette di studiare corpo, mente, anatomia, la poesia, così come l’arte e la letteratura, permettono una visione diversa della persona, “dal significato trascendente e immenso”.
Prima di entrare nel vivo dell’ultima fatica letteraria, la dottoressa Paletta parla della sua innata passione per la scrittura, che negli ultimi anni l’ha portata alla partecipazione a diversi premi letterari e alla pubblicazione di diversi testi, spaziando tra i generi: “La poesia è più immediata, la narrativa ha bisogno di più logica e ci permette di raccontare meglio una storia, il saggio permette di avvicinarmi alla mia materia, la neurologia, che amo”, commenta l’autrice, definendosi una matrioska dal punto di vista letterario, perché non esiste una risposta unica, ma la continua voglia di scrivere, magari, senza nemmeno mettere dei punti, come quelle sue poesie che rifiutano la compiutezza cercando, una prosecuzione, un’altra forma possibile di verità.
Venendo al tema della serata, ed alla sua ultima pubblicazione impreziosita dalla postfazione del prof. Franco Gallo, presente in sala, emerge subito il primo riferimento partendo dal titolo, perchè: “Il silenzio è la cosa più rumorosa che esista, l’estensione di un corpo invisibile per qualcosa che ci manca, e che chiama ad un’introspezione – esordisce la neurologa – perché il pensiero ci permette di volare, ma l’equilibrio è la salvezza”.
In questa pubblicazione emergono le varie contrapposizioni, la caduta, la rinascita, la trasformazione, che fanno da contorno alle due stesse parti nelle quali il libro si divide: “Amore di pietra” e “Resistere controvento”, che fanno di questa pubblicazione, un libro di “poesia locale per un pubblico ampio e indefinito” ha detto nel suo breve intervento Franco Gallo.
“Parlo di amore, che non è solo per una persona, ma può essere per qualsiasi cosa. È il sentimento che conta anche quando quella cosa non c’è – osserva l’autrice – per guardare il mondo in un’ottica diversa. Io descrivo la donna come frangiflutto di sé stessa e quella sofferenza che ci deve trasformare per vedere il mondo in maniera più bella”, racconta la dottoressa di origini calabresi che presta servizio in Asst Crema, e che prende spesso in prestito nei suoi testi le immagini della natura.
“Tutti abbiamo bisogno di immagini, la fantasia è la magia che ci fa vedere delle cose che ci sono anche dentro di noi”, prosegue l’autrice, riproponendo le contrapposizioni e ricorrendo alla sua professione medica: “Abbiamo nella parte sinistra del cervello il linguaggio, e in quella destra la creatività, il contrapposto esiste, ma lì si parla”. Passa poi da una citazione di Alda Merini a quelle di Isabel Allende, per rafforzare l’idea che la poesia apre scenari diversi e, proponendo una sua poesia che ben si sposa con lo stesso Festival cremasco, chiude ponendo l’attenzione su quelle “mani audaci che impastano parole”.