Cronaca

Consumo di suolo nei comuni al voto: Soncino e Rivolta nella media regionale

L'analisi di Legambiente Lombardia su dati Ispra ha evidenziato che nel triennio 2021-2024 i due comuni hanno cementificato rispettivamente il 12,6% e il 10,5% del loro teritorio

Sono novantatré i comuni lombardi al voto nel prossimo fine settimana, tra essi anche due dei comuni più popolosi della provincia di Cremona, Soncino e Rivolta d’Adda.  Legambiente regionale coglie l’occasione per fare un bilancio, tra i tanti temi di sostenibilità, sul suolo consumato nella consiliatura secondo i dati disponibili, ossia l‘inventario nazionale, pubblicato annualmente da ISPRA. Una criticità ambientale, quella di un eccessivo consumo di suolo, sul quale le amministrazioni comunali hanno spesso una grande responsabilità, sia nel pianificare le funzioni urbanistiche, sia nell’autorizzare i singoli interventi edilizi.

Entrambi i comuni cremaschi mostrano un’incidenza di suolo urbanizzato medio bassa: Soncino del 12,6%, pari a 5,54 ettari; Rivolta del 10,5% pari a 3,94 ettari. Ben lontani quindi dai comuni dlel’hinterlant milanese, come Parabiago e Seriate

“Nei centri della pianura come Cividate (BG), Sorisole (BG), Corte Franca (BS), Soncino (CR), Rivolta (CR), Viadana (MN)”, si legge nel reporte dell’associazione, “si tratta soprattutto di ampliamenti o saturazioni di distretti industriali, oltre agli immancabili data center come a Vellezzo Bellini (PV)”.

Ma vi sono anche comuni, per lo più di piccole dimensioni che non hanno consumato suolo, tra i quali anche Lecco: un capoluogo a consumo di suolo quasi zero, risultato di una corretta gestione ambientale, almeno in questo ambito. Oltre un terzo dei comuni coinvolti in questa tornata elettorale hanno invece cementificato, nel periodo considerato, almeno un ettaro di suolo agricolo di media.

“In questa lista meno rassicurante si fa notare ila vicina  Mantova, che cede oltre 50 ettari di suolo, in gran parte legato a nuovi capannoni e aree logistiche sorte in prossimità dell’autostrada del Brennero: tutte aree già edificabili che però, rimane il dubbio, potevano essere forse sottratte per tempo a un consumo così esteso.

Un po’ diverso è il discorso per i comuni che hanno invece subito scelte che vengono da più lontano, vale a dire dalla programmazione di grandi infrastrutture di interesse nazionale o regionale: tra questi Lonato del Garda (BS) che perde quasi 22 ettari di suolo in gran parte legati ai cantieri della ferrovia ad alta velocità; Casorate Sempione (VA) con 23 ettari di boschi annientati per il passaggio del raccordo ferroviario con Malpensa; Segrate (MI), investita dai cantieri della nuova strada Cassanese per 16 ettari di suolo, e infine Parabiago (MI) che ha dovuto cedere oltre 5 ettari alle vasche di laminazione del fiume Olona (ma ha anche cementificato aree verdi in città a favore di nuove attività commerciali e parcheggi). Il danno ambientale subito da questi comuni non è quindi imputabile, se non in parte, alla responsabilità dell’amministrazione locale, ma è comunque molto rilevante.

“Le elezioni amministrative locali sono un importante momento di partecipazione alle scelte di governo del territorio. L’impegno che chiediamo ai futuri sindaci e alle maggioranze che usciranno vincitrici è quello di fermare la perdita di suolo, che dipende in misura determinante dalle scelte urbanistiche sviluppate a livello locale”, afferma Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia.

“Consumare meno suolo non è una scelta nostalgica, ma una strategia di buon governo: è possibile attuarla puntando alla rivitalizzazione di tessuti insediativi sottoutilizzati o dismessi, arginando le operazioni di natura speculativa, come quelle per la realizzazione di grandi edifici per la logistica o data center in mezzo alle campagne. Salvare suolo è in ogni caso il migliore investimento per il futuro di paesi, città e territori della Lombardia.”

 

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