Cultura e spettacoli

“Anni spezzati”, il cremasco Alberto Besson espone all’Officina dell’Arte di Piacenza

Secondo Vittorio Sgarbi, le opere di Alberto Besson mostrano tensioni interne e forme che sfuggono alla geometria convenzionale

Alberto Besson
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Dall’11 al 28 aprile, l’Officina dell’Arte di Piacenza ospita la mostra di Alberto Besson, Anni spezzati. Il percorso espositivo mette in evidenza una tensione costante verso la costruzione di forme che si organizzano secondo dinamiche interne, spesso lontane da riferimenti immediati al reale. Il titolo suggerisce una scansione discontinua del tempo, una frammentazione che si riflette nella struttura stessa delle opere e che rimanda a una percezione stratificata dell’esperienza, dove ogni segmento sembra trattenere tracce di passaggi precedenti.

Nato a Crema, dove vive e lavora, Besson avvia il proprio percorso artistico nella seconda metà degli anni Sessanta, sostenuto da riconoscimenti ottenuti al Castello Sforzesco di Milano e alla Società Belle Arti di Torino. La sua attività si sviluppa parallelamente agli studi universitari, conclusi con una laurea in giurisprudenza presso l’Università Statale di Milano, cui segue un impiego pubblico. Nel corso dei decenni partecipa a numerose mostre personali e collettive in Italia e all’estero, con presenze diffuse in gallerie, fondazioni e musei e una costante attività espositiva a partire dagli anni Ottanta. Alla pratica pittorica affianca anche l’illustrazione editoriale, collaborando alla realizzazione di numerosi volumi, esperienza che contribuisce a rafforzare l’attenzione per il rapporto tra immagine e struttura narrativa.

Il curatore Simone Fappanni sottolinea: “Il lavoro di Besson si sviluppi attraverso una progressiva ridefinizione dello spazio, in cui ogni elemento sembra partecipare a un equilibrio instabile, come se ogni forma fosse il risultato di una frattura e, insieme, di una ricomposizione”.

In questo contesto si inserisce anche la riflessione di Vittorio Sgarbi, che osserva: “Le opere di Besson sono imperniate su un’idea generale della forma che del mondo contempla la dimensione mentale, rifuggendo dalla contingenza delle sue estrinsecazioni materiali… il non accontentarsi di stabilire dialoghi destinati al puro piacere dell’occhio servendosi di forme convenute della geometria euclidea, ma di farlo ricorrendo ad altre, ben più imprevedibili, che si formano per articolazione delle più semplici, facendo in modo che i loro contorni diventino insiemi di elementi composti”. L’insieme dei lavori evidenzia una modalità operativa fondata su processi di aggregazione e trasformazione, in cui moduli elementari danno origine a configurazioni più complesse. Le superfici appaiono attraversate da tensioni e ritmi interni che suggeriscono percorsi visivi articolati, invitando a una lettura che si sviluppa per accostamenti e deviazioni.

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