“Pasqua di speranza tra venti di guerra e nuove povertà. Guardiamo alla tenacia delle donne”
Il Vescovo di Crema riflette sulla situazione internazionale e locale. Dalla crisi in Terra Santa all'emergenza abitativa a Crema, fino alle sfide dell'intelligenza artificiale: “La speranza non è nei potenti, ma in chi costruisce ogni giorno con pazienza”
Come da tradizione nel giorno di Pasqua, Cremaoggi e CR1 ospitano il Vescovo di Crema, Monsignor Daniele Gianotti, per un momento di riflessione in un contesto storico complesso, dove la speranza sembra scontrarsi con una realtà di guerra che, anziché spegnersi, si allarga.
Eccellenza, dove possiamo trovare la speranza in questi giorni di Risurrezione, mentre intorno a noi regna l’incertezza?
“È una domanda difficile. Spesso cerchiamo la speranza nella ragionevolezza o in soluzioni praticabili, ma l’impressione è che oggi di tutto questo non ci sia traccia. Navighiamo nell’incertezza più totale. Credo che non dobbiamo cercare la speranza nei “grandi” o nei potenti del mondo: in questa fase storica, non è da quella direzione che arriverà. La speranza va cercata “in basso”, nella buona volontà di tanti uomini e donne che, nonostante le fatiche, si ostinano a costruire una vita buona per sé e per le proprie famiglie con tenacia e dedizione quotidiana. Da cristiani, poi, la cerchiamo guardando a Dio e al senso profondo della Pasqua”.
La Diocesi di Crema ha un legame forte con la Terra Santa. Che notizie le arrivano da quei territori martoriati?
“Purtroppo la situazione in Palestina e a Gaza continua a essere gravissima. Anche se i bombardamenti mediaticamente sembrano calati, la vita resta estremamente difficile. Ho un amico a Nazareth, Giuseppe, un arabo cristiano che lavora come guida turistica: mi scrive che è tutto bloccato, passano le giornate nei rifugi antiaerei. Anche in Cisgiordania la situazione peggiora a causa degli attacchi dei coloni. Le celebrazioni pasquali saranno ridimensionate perché l’ora è buia. Eppure, non mancano segni di luce: penso alla marcia per la pace a Roma guidata da una donna israeliana e una palestinese. Sono questi i segni di riconciliazione a cui dobbiamo guardare con fiducia”.
Passiamo alla realtà locale. Recentemente è stato inaugurato il nuovo Rifugio San Martino. Qual è la fotografia della povertà oggi a Crema?
“C’è una povertà cronica di famiglie che non arrivano a fine mese a causa dell’aumento dei costi di carburante e bollette. Se la situazione dei senza fissa dimora è monitorata grazie alla Caritas e al Rifugio San Martino, emerge con forza una vera emergenza abitativa. Trovare casa a un costo abbordabile è diventata un’impresa complicata anche in una città piccola come la nostra. Come Diocesi, insieme alle Acli, stiamo cercando di dare risposte concrete, un segno nato proprio in occasione del giubileo dello scorso anno”.
Parlando di giovani, spesso si lamenta la carenza di chierichetti o la distanza dei ragazzi dalla Chiesa.
“Le parrocchie lavorano tantissimo con i bambini attraverso catechismo, oratori e i futuri Grest. La vera sfida, forse, riguarda il mondo degli adulti. Stiamo riflettendo sul fatto che dovremmo investire di più in una pastorale che punti sulle famiglie e sul contesto adulto, perché concentrarsi solo sui bambini senza coinvolgere i genitori rischia di essere una risposta parziale. È normale chiedersi perché i giovani facciano fatica nelle nostre liturgie, ma il confronto con il mondo adulto rimane la sfida più grande per la Chiesa oggi”.
La Diocesi si sta muovendo anche sui temi dell’era digitale e dell’intelligenza artificiale. Qual è il vostro approccio?
“Abbiamo avviato attività di sensibilizzazione con le scuole e il consultorio, soprattutto per quanto riguarda i social e il disagio adolescenziale. La recente condanna negli USA dei giganti dei social per la dipendenza che creano nei giovani ci dice quanto la materia sia delicata. Non possiamo agire da soli: serve collaborazione tra famiglia, scuola e agenzie educative. Questi problemi, lo sottolineo, non toccano solo i ragazzi ma anche noi adulti”.
In chiusura, Eccellenza, quale augurio si sente di fare alla comunità cremasca?
“Vorrei fare un augurio partendo dalle protagoniste della Pasqua: le donne. Nel Vangelo sono le uniche che non hanno perso la speranza. Mentre gli apostoli fuggivano, loro sono rimaste lì, sotto la croce, e sono state le prime a incontrare il Risorto. La loro tenacia, la capacità di guardare al di là dell’ora drammatica, è il segno che dobbiamo accogliere. L’augurio è di saper perseverare nel bene e credere che, anche nelle pieghe più nascoste e difficili del mondo, la speranza può germogliare. Buona Pasqua a tutti”.