Si accende il confronto in Consiglio comunale a Spino d’Adda sull’intervento da 500 mila euro finanziato da Regione Lombardia per la messa in sicurezza di un tratto della Roggia Vecchio Merlò. A sollevare dubbi sulla procedura è stato il consigliere di minoranza Nunzio Ruzzo del gruppo Spino Futura, che durante la seduta ha chiesto chiarimenti all’amministrazione.
Al centro della discussione, lo studio di fattibilità utilizzato come base per l’indagine di mercato e per la richiesta del contributo regionale.
“In Consiglio il Sindaco ha confermato che lo studio di fattibilità utilizzato per l’indagine di mercato per l’affidamento dei lavori è stato redatto senza un incarico formale”, ha dichiarato Ruzzo. “Non stiamo parlando di un semplice appunto interno, ma del presupposto tecnico che ha consentito al Comune di accedere a fondi pubblici e di avviare la procedura di gara”.
Secondo il consigliere, il nodo riguarda la legittimità e la formalizzazione degli atti: “A che titolo un documento tecnico viene utilizzato in una richiesta di finanziamento e in una procedura pubblica se non esiste un incarico che ne autorizzi la redazione o un atto che ne formalizzi l’acquisizione agli atti dell’Ente?”.
Successivamente, allo stesso tecnico è stato affidato direttamente anche l’incarico per la redazione del progetto esecutivo, per un compenso di 36 mila euro. Un incarico che, secondo quanto emerso, dovrà essere completato in tempi molto rapidi per consentire l’avvio della gara.
“Se il progetto esecutivo viene redatto in pochi giorni, come si giustifica un compenso di questa entità?”, ha aggiunto Ruzzo. “Se invece il lavoro era già in larga parte predisposto prima dell’affidamento formale, allora occorre chiarire quando è stato elaborato e con quale copertura amministrativa”.
Il consigliere ha sollevato perplessità anche sulla gestione delle tempistiche. In aula l’amministrazione avrebbe motivato la rapidità dell’iter con l’urgenza dell’intervento. Tuttavia, secondo quanto evidenziato dalla minoranza, tra il primo acconto del finanziamento regionale e la pubblicazione dell’indagine di mercato sarebbero trascorsi circa due mesi senza atti concreti.
“Se l’urgenza era reale, come si giustifica questo intervallo?”, ha chiesto Ruzzo, sottolineando inoltre che tempi ristretti per la presentazione delle offerte e l’avvio dei lavori prima della firma del contratto potrebbero limitare la partecipazione delle imprese: “È legittimo chiedersi se questa impostazione garantisca la massima concorrenza possibile”.
Il consigliere ha precisato di non mettere in discussione l’utilità dell’opera né la professionalità del tecnico incaricato, ma di voler fare chiarezza sul percorso amministrativo.
“Non contesto l’opera, che ritengo necessaria. Non contesto la professionalità del tecnico coinvolto. Contesto una procedura che presenta passaggi poco chiari e una gestione dei tempi che non appare coerente con l’urgenza dichiarata”.
E ha concluso: “Quando si gestiscono soldi pubblici, la forma è sostanza. Le procedure devono essere costruite in modo tale da non lasciare spazio a dubbi o percezioni di favoritismo”.