I cento anni del ‘Torrazzo’ al San Domenico: chiesa e informazione in città
Il convegno al san Domenico celebra il centenario del settimanale "Il Nuovo Torrazzo", riflettendo sul suo ruolo nell'informazione locale e globale
Dopo l’inaugurazione della mostra venerdì 20 febbraio presso la Pro loco di Crema, a 100 anni dal primo numero del settimanale diocesano “Il Nuovo Torrazzo”, il san Domenico ha ospitato questa mattina l’avvio delle celebrazioni, impreziosite dalle felicitazioni giunte anche da parte di Papa Leone XIV.
Parterre di primissimo ordine quello del san Domenico, che ha guidato la platea in una riflessione sul ruolo del giornale locale in un contesto d’informazione mediatica globale: sul palco, Vincenzo Corrado, direttore dell’Ufficio Comunicazioni Sociali della Conferenza Episcopale Italiana e Mauro Ungaro, presidente della Federazione Italiana Settimanali Cattolici, con il cremasco Beppe Severgnini a dirigere le operazioni. Introdotto da un video, con i volti e le voci di chi lavora quotidianamente per consentire al giornale di essere nelle edicole, nelle parrocchie e nelle case dei cremaschi, il convegno in apertura e non poteva essere altrimenti, ha ospitato i saluti istituzionali e quello del direttore don Giorgio Zucchelli, che ha ripercorso brevemente la storia della presenza della stampa cattolica a Crema, dalle testate che si sono succedute dopo la pubblicazione nel 1891 dell’Enciclica Rerum Novarum, a quel 20 febbraio 1926: “È il giornale dei cremaschi – ha ricordato l’attuale direttore, in carica dal 1989 – un giornale non ecclesiastico, ma scritto da cristiani, libero da ogni condizionamento e al servizio dell’informazione locale”. Dai primi anni, caratterizzati da rapporti complicati con il regime fascista, all’idea di giornale della Chiesa del territorio, dalle prime sperimentazioni del colore, alla scelta editoriale di Mons. Piazzi del 1950, di fare un giornale della città, dal ricordo dei “collettori”, che negli anni si occupano degli abbonamenti, figure centrali per il radicamento della testata nella comunità cremasca, con la targa consegnata simbolicamente alla decana Eurosia Altieri, e poi le date significative, la visita a Crema di Papa Giovanni Paolo II nel 1992, la svolta dell’anno seguente, l’opzione del formato tabloid, il colore, le nuove grafiche, il sito web, i canali social, a stretto contatto con Radio Antenna 5, testata che il prossimo anno festeggerà i 50 anni. Di questo e di tanto altro ha parlato il direttore, e su questi temi si sono susseguiti i saluti del Vescovo Daniele Gianotti, per il quale: “Il Nuovo Torrazzo è un giornale di ispirazione cattolica, ma che fa informazione generale al servizio di un territorio, e questa è una formula convincente”.
Nel saluto del sindaco Fabio Bergamaschi, l’importanza di una testata che dimostra di essere capace interpretare la realtà che cambia: “Auguriamo lunga vita al Torrazzo e perché no, tendere all’infinito, d’altronde è un giornale di ispirazione trascendente ed è più coerente con questo augurio”.
La seconda parte del convegno, grazie all’esperienza ed alla qualità dei relatori ha proposto un focus sull’informazione in senso ampio, partendo da quella locale e cattolica: c’è qualche difficoltà, anche oggettiva, nella stampa cattolica ha detto Ungaro, ricordando le defezioni nelle parrocchie dopo il covid, “ma c’è entusiasmo e attenzione”. Beppe Severgnini ha stimolato la riflessione anche sul tema della gratuità nell’accesso alle informazioni nel web: la chiave di volta dell’informazioni locale è quella di voler custodire e sviluppare il senso di comunità e appartenenza, ha detto Vincenzo Corrado esortando le testate ad insistere su progettualità nuove, cercando di educare a informare, anche tra generazioni in dialogo.
Non sono mancati i riferimenti alla crisi delle vendite che ha travolto per mille motivi, le testate cartacee, anche se nel secolo di vita, Il Nuovo Torrazzo conferma buoni numeri anche in questo difficile momento storico per il settore dell’editoria. “La forza della stampa locale è anche quella di incarnare il sentimento di prossimità”, la dimensione del territorio, che non è contrapposta alla realtà più grande, è stato detto.
Altra chiave importante che caratterizza la storia di una testata, ed ancor più di una testata che festeggia un secolo di vita è l’affidabilità: “Questa deriva dalla riconoscibilità”, dice Corrado, perché se le chiavi di lettura della realtà sono affidabili, ciò è dovuto al fatto di sapere che un articolo scritto da un certo giornalista è già per questo motivo riconoscibile, con un suo portato di professionalità. “Più che al cosa e all’ora, dobbiamo guardare al perché e al domani” conclude Corrado, senza dimenticare il confronto con l’editore, nel caso dei settimanali diocesani, il Vescovo, aggiunge Ungaro, che è anche direttore del settimanale dell’Arcidiocesi di Gorizia “Voce Isontina”.
La discussione è proseguita ragionando sul coinvolgimento dei giovani che è risaputo, ovunque in Italia, leggono sempre meno e sempre meno testate cartacee: “Il problema è il linguaggio – fa notare Ungaro – la notizia su una testata cartacea è una notizia chiusa. I ragazzi invece sono abituati al digitale, alla velocità, alla notizia aperta”, anche se è la stessa idea di un “palinsesto” di notizie, seppure centrale osserva Beppe Severgnini ricordando la classica gerarchia tra notizie più rilevanti e quello meno, che tende a non essere più recepita.
Ed allora il futuro? Per il noto giornalista cremasco, poche nel prossimo futuro le testate cartacee che riusciranno a reggere, peraltro il confronto con gli indicatori delle vendite negli ultimi 20 anni è veramente impietoso. Tuttavia per don Giorgio Zucchelli il futuro potrebbe essere rappresentato dalla trasformazione dei quotidiani in settimanali, anche se la sfida concordano tutti, è nel comprendere i target di riferimento, saper essere creativi, divenendo protagonisti dei cambiamenti, dai podcast ai nuovi linguaggi.