Noi Moderati di Cremona condanna i disordini di Torino: "La violenza non è opinione"
Il Coordinamento Provinciale di Cremona di Noi Moderati condanna fermamente i disordini avvenuti a Torino il 31 gennaio 2026, sottolineando che la violenza non può mai essere giustificata, nemmeno ideologicamente. Un appello alla legalità e al rispetto dei diritti altrui
l Coordinamento Provinciale di Cremona di Noi Moderati esprime una ferma condanna per i disordini occorsi il 31 gennaio 2026 a Torino, durante la manifestazione contro la chiusura del centro sociale Askatasuna. Questi eventi non possono essere considerati semplici atti di “tensione sociale” o “esercizio del diritto di dissenso”, ma rappresentano una sistematica violazione delle norme a tutela dell’ordine pubblico e della proprietà privata.
La violenza, il danneggiamento di beni pubblici e le aggressioni alle forze dell’ordine configurano reati che non possono trovare alcuna legittimazione ideologica. “La violenza non è un’opinione: è una ferita alla libertà di tutti”, afferma il comunicato.
Il diritto di manifestare il proprio pensiero, garantito dall’Art. 21 della Costituzione, deve sempre rispettare la legalità e l’altrui incolumità. Le azioni di sabato scorso sono state descritte come un attacco diretto alle istituzioni democratiche e alla società civile.
“Non esiste diritto che possa essere esercitato attraverso la negazione dei diritti altrui”, si legge nel comunicato. I membri del coordinamento esprimono la loro vicinanza agli esercenti e ai cittadini di Torino che hanno subito gravi danni a causa di atti vandalici inaccettabili.
Il comunicato si conclude con un appello alla Procura della Repubblica di Torino affinché vengano chiarite le responsabilità e siano applicate rigorosamente le sanzioni previste dal Codice Penale. “La mia libertà finisce dove comincia la vostra”, cita Norberto Bobbio, sottolineando il principio fondamentale del rispetto reciproco in una democrazia.
La situazione di Torino è un richiamo per la società civile a non rimanere inerte di fronte a chi cerca di rivendicare il diritto a devastare per difendere spazi di illegalità.