Politica

Ponte Cadorna, il centrodestra attacca: “Promesse cancellate e spreco di denaro pubblico”

Il centrodestra cremasco attacca l’amministrazione sulla gestione del ponte Cadorna, denunciando promesse mancate, tre progetti diversi e costi lievitati fino a oltre 5 milioni di euro. Secondo l’opposizione, l’opera slitterà al 2027

Il centrodestra cremasco in conferenza stampa
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La gestione della vicenda del ponte di via Cadorna è ancora il tema più caldo a Crema, sul quale si è focalizzata la conferenza stampa del centrodestra cremasco. Le forze di minoranza, infatti, parlano di una sequenza di promesse mancate, progetti contraddittori e di un utilizzo poco trasparente delle risorse pubbliche.

Secondo il centrodestra, la storia del ponte sarebbe caratterizzata da “un’ostentata narrazione virtuale” portata avanti dal sindaco Fabio Bergamaschi e dall’attuale assessore ai Lavori Pubblici, Giorgio Pagliari, fatta di annunci ripetuti ma mai coerenti tra loro. “Promesse reiterate, ma di volta in volta ognuna diversa dalla precedente, tanto che la seconda cancellava la prima e la terza cancellava sia la prima sia la seconda”, da qui la domanda provocatoria: “La quarta, a quando?”.

Nel mirino dell’opposizione finisce soprattutto la gestione progettuale dell’opera. In particolare, vengono ricordati i tre diversi progetti succedutisi nel tempo: il primo, andato a gara per circa 850 mila euro e aggiudicato ma mai realizzato; il secondo, da 1,5 milioni di euro, che modificava radicalmente il precedente senza variazioni nei presupposti tecnici; e infine il terzo, attualmente in discussione, dal costo stimato di oltre 5 milioni di euro.

Basta rileggere le relazioni dei primi due progetti per scoprire che erano perfettamente identiche nei riferimenti normativi e nel modello di calcolo”, sottolinea il centrodestra, evidenziando come anche lo stato di degrado del ponte fosse rimasto invariato. Da qui il quesito politico: “Quali motivazioni hanno spinto gli stessi progettisti a modificare in modo così sostanziale i progetti?”.

Particolarmente critica anche la valutazione sull’ultimo progetto, definito “uno sproposito che fa tremare i polsi rispetto al punto di partenza”. Secondo l’opposizione, l’attuale proposta da oltre 5 milioni di euro non solo certifica le carenze strategiche dei progetti precedenti, ma mette in evidenza ulteriori criticità, come i dubbi sulla tenuta delle pile esistenti e la necessità di nuovi e costosi approfondimenti tecnici.

A pagare il prezzo più alto di questa situazione, secondo il centrodestra, sarebbero i quartieri di Castelnuovo, San Bernardino e Vergonzana. “Avrebbero trovato cinque milioni, ma non un milione per un ponte alternativo”, si legge nel comunicato, che evidenzia come soluzioni provvisorie avrebbero potuto limitare i disagi alla viabilità durante i lavori. Disagi che, stando alle stime, potrebbero durare fino a 53 settimane complessive.

Sul fronte dei tempi, l’opposizione parla apertamente di un rinvio dell’opera oltre il 2026, con la realizzazione che avverrebbe “a elezioni amministrative avvenute, nel maggio 2027”, se non addirittura nel 2028.

Da qui l’annuncio di una serie di iniziative politiche e istituzionali: la richiesta di convocazione della Commissione Ambiente e Territorio per approfondire il progetto esecutivo, un esposto alla Corte dei Conti per verificare l’eventuale sperpero di denaro pubblico e la richiesta di un Consiglio comunale aperto. Il centrodestra annuncia inoltre incontri pubblici nei quartieri per illustrare la propria ricostruzione dei fatti e avanzare una proposta alternativa.

“Pantalone non può continuare a pagare per errori di cui nessuno si assume la responsabilità – concludono i consiglieri di minoranza – mai visto tanto pressappochismo politico e amministrativo”.

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