Cinema

Da Crema a Bob Dylan: Timothée Chalamet ancora candidato all’Oscar

Dal debutto con “Chiamami col tuo nome” alla nomination per “Marty Supreme”: il viaggio professionale della star nata tra i tavoli di Piazza Duomo

Timothée Chalamet
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Il legame tra Timothée Chalamet e la città di Crema non è un semplice aneddoto biografico, ma rappresenta la radice profonda della sua identità cinematografica. Fu tra i vicoli soleggiati e le campagne della Lombardia che, sotto la guida di Luca Guadagnino in “Chiamami col tuo nome”, il giovane attore diede vita a Elio Perlman, trasformando un piccolo borgo italiano nel centro di gravità del cinema d’autore mondiale.

Quel ruolo non solo gli valse la prima storica candidatura all’Oscar, ma creò un ponte affettivo mai interrotto con l’Italia, dove ancora oggi i fan ripercorrono i luoghi del film come in un rito collettivo. Quel percorso iniziato tra i pianoforti e i laghetti cremaschi trova la sua definitiva consacrazione con la nuova nomination all’Oscar come miglior attore protagonista per “Marty Supreme”, pellicola in corsa anche come miglior film.

Interpretando un giovane Bob Dylan che scuote la New York degli anni ’60, Chalamet compie un salto artistico speculare a quello compiuto a Crema: se Elio era la scoperta della vulnerabilità e del desiderio, il suo Dylan è la messa in scena del genio scontroso e della metamorfosi pubblica.

La critica internazionale ha accolto questa performance come il punto di non ritorno della sua carriera, sottolineando come l’attore sia riuscito nell’impresa di non limitarsi a una maschera, cantando personalmente ogni brano e restituendo l’anima elettrica del menestrello di Duluth. Mentre Chalamet si prepara a calcare il tappeto rosso di Los Angeles, il pensiero torna inevitabilmente a quel tavolo del bar in Piazza Duomo a Crema, dove tutto ha avuto inizio.

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