Riutilizzo dei beni confiscati
alle mafie: il convegno
Un’occasione per il territorio cremasco per fare il punto e scambiare idee per il riutilizzo dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Il convegno svoltosi questa mattina in sala Alessanrdrini a Crema, è stato pensato in particolare per gli amministratori del territorio, anche se a presentarsi sono stati circa una decina. Ottima, invece, la partecipazione dei giovani, a cominciare dalla Consulta Giovani, passando per Rinascimenti e la Consulta provinciale degli studenti.
“Prendiamo finalmente in mano la questione dei beni confiscati, un’ottantina nel territorio, e che sono pubblici“, ha esordito l’assessore al Welfare del Comune di Crema, Michele Gennuso. Dopo i saluti del sindaco Stefania Bonaldi e del presidente di Area Omogenea Aldo Casorati, il capogruppo del Pd Jacopo Bassi, che ha fortemente voluto l’evento, ha introdotto il tema.
“Nel Comune di Crema non ci sono state confische. Questo perché la malavita organizzata trova terreno più fertile nei piccoli centri, dove la politica e l’associazionismo hanno una presenza meno forte. Ciò significa che dobbiamo fare fronte comune”. I beni confiscati (garage, terreni, appartamenti) si trovano a Rivolta d’Adda, Palazzo Pignano e Spino, ma anche Casaletto Vaprio e Castelleone. “Dobbiamo rimarcare, con ogni mezzo, che questo territorio è inospitale agli insediamenti mafiosi e mettere in campo tutte le azioni possibili per il riutilizzo di questi beni”.
A moderare la mattinata, proprio i giovani delle realtà cremasche: Niccolò Bassi (Libera), Stefania Maglio (Rinascimenti), Giorgio Cardile (Consulta Giovani) e Laurentio Strimbanu (Consulta provinciale studenti).
Davide Pati, vicepresidente di Libera, è stato il primo ad intervenire, ricordando come il riutilizzo dei beni sia partito oltre 20 anni fa da Corleone, da una proprietà del boss Totò Riina: “Ogni percorso di riutilizzo che nasce rende coraggio, forza e speranza contro ogni forma di rassegnazione e individualismo”.
Fondamentali al tavolo di lavoro anche le spiegazioni di Roberto Bellasio, funzionario dell’ANBSC, volte a illustrare le modalità di lavoro dell’agenzia dei beni confiscati di Regione Lombardia.
La seconda parte del convegno è stata dedicata alla testimonianza del sindaco di Cisiliano, Luca Durè, ed Emanuele Manzoni, assessore al Welfare di Lecco. Nel Comune milanese il riutilizzo dei beni è già in atto: nel bunker di un boss mafioso sono state ospitate delle famiglie in difficoltà. Virtuosa anche l’esperienza di Lecco, dove nel 2015 un bene confiscato è diventato, nel 2015, un centro per anziani intitolato ad Emanuela Loi.
Ambra Bellandi
