Consumi giù del 100% nell'abbigliamento, 1 negozio su 5 potrebbe non riaprire più
L’emergenza coronavirus che ha colpito il nostro Paese ha fatto registrare un vero crollo delle vendite pari fino al 100% in alcuni settori del commercio, l’abbigliamento e la moda, ad esempio. Lo dicono gli studi di Confcommercio nazionale: crollo dei consumi del 31,7% a marzo, sintesi di un rallentamento iniziato nei primi 10 giorni del mese, quando non era ancora in atto la chiusura di gran parte delle attività, e di un sostanziale blocco della domanda, ad eccezione di alcune voci, nei giorni successivi. I più penalizzati sono risultati i servizi ed in particolare quelli relativi al tempo libero.
E a livello locale, nella provincia più colpita dal contagio di tutta Italia, molte attività rischiano di non riaprire proprio nemmeno quando il periodo peggiore dal punto di vista sanitario sarà migliorato. Addirittura di sparla di un negozio su 5 che potrebbe non avere la forza di ripartire quando terminerà il lockdown. La crisi della liquidità potrebbe, in altre parole, essere deleteria per molti commercianti, nonostante le agevolazioni al credito introdotte dalle ultime norme in tema di ‘salva Italia’.
“Questo dramma è partito a febbraio -spiega Agostino Boschiroli, presidente della sede cremonese di Confesercenti – proprio alla fine del periodo invernale quando i magazzini dei negozianti si riempiono di capi d’abbigliamento per la nuova stagione e si reinvestono i soldi per poter pianificare il lavoro dei mesi successivi. Adesso però in tanti si ritrovano con i magazzini strapieni e i conti correnti al minimo”.
Stando al primo consuntivo sui consumi di marzo diffusi da Confcommercio, nel turismo c’è stato un calo del 95% degli stranieri; sulle immatricolazioni di auto -82% nei confronti dei privati; sulle vendite di abbigliamento e calzature siamo al -100% per la maggior parte delle aziende, precisamente quelle non attive su piattaforme virtuali. Confcommercio inoltre stima che per i bar e la ristorazione il dato sia pari a -68% considerando anche le coraggiose attività di delivery presso il domicilio dei consumatori.
“I dati di marzo confermano il crollo dei consumi e del fatturato delle imprese. Serve liquidità immediata senza burocrazia integrando le garanzie dello Stato con indennizzi e contributi a fondo perduto” afferma il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. E “va pianificata attentamente la riapertura delle attività preparando i livelli sanitari, tecnologici e organizzativi perché il Paese appena possibile deve riaccendere i motori e ripartire in assoluta sicurezza”.