Politica

Referendum, Galli in sala ricevimenti. 'Ecco perché questa riforma non va'

Se al multisala PortaNova alle 18 arriverà il ministro Maria Elena Boschi, in sala Ricevimenti, alla stessa ora, parlerà Stefano Bruno Galli, capogruppo della lista Maroni in Regione Lombardia e professore universitario.

Il consigliere regionale sarà questo pomeriggio a Crema per spiegare le ragioni del No al referendum costituzionale, certamente portando il proprio taglio politico, ma anche, e soprattutto, per dimostrare le incongruenze tecniche della riforma Renzi-Boschi.

Galli, studioso di regionalismo e federalismo, sostiene che “Le Istituzioni camminano sulle gambe degli uomini; quindi, se qualcosa non funziona non è colpa delle Istituzioni, ma di chi le porta avanti”. Non sarebbe quindi necessaria una riforma, per lo meno non di questo tipo.

“Il problema non è il bicameralismo perfetto, perché lo stesso Renzi ha dimostrato che ‘strizzando’ le Istituzioni si riesce a lavorare. Per questo non serve dire che la riforma sia necessaria per mancanza di governabilità”.

Un altro punto sul quali si sofferma Galli è l'”intrusione” dell’esecutivo nel legislativo: “La partita sulla riforma costituzionale è di pertinenza prettamente legislativa, e l’esecutivo di questo Governo ha sforato dal proprio compito. La riforma deve essere espressione del costituente e non del costituito”.

Ma Galli sviscera più a fondo i punti della riforma, a cominciare dal senato territoriale e l’inserimento del mandato imperativo: “Quando un parlamentare entra al Senato deve spogliarsi degli interessi personali per pensare al bene comune. Se un consigliere di Regione Lombardia viene eletto al Senato territoriale che entrerà in vigore se passerà la riforma, quali interessi comuni dovrà portare avanti? Quelli di Regione Lombardia? O quelli di una visione più ampia?”.

Anche le procedure per l’assegnazione delle materie di competenza regionale diverrebbero, secondo il consigliere Galli, un “ginepraio, unito a quello che si creerà con per tutti i processi legislativi, che passeranno dai due iter attuali a 9 e, forse, nella peggiore delle ipotesi, addirittura 14”. Inoltre, seguendo le spiegazioni del professore, si evince che “Le materie di competenza regionale da 19, quali sono oggi, diventeranno solo 5”.

“Questa riforma non è adatta al nostro tempo: siamo fermi al pil del 1999 e, secondo la migliore previsione, con la Renzi-Boschi, riusciremo ad arrivare al pil del 2007 tra nove anni. Significa restare invischiati in questo pantano per ancora molto tempo”. La soluzione sarebbe dunque quella di “Creare una mini-assemblea costituente, composta da una quarantina di persone realmente competenti, che in quattro mesi possano scrivere una riforma adatta. Ciò ovviamente affiancato alle elezioni”.

Questa sera, alle 18, il consigliere Galli approfondirà ulteriormente questi temi.

Ambra Bellandi

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