Cronaca

“Riprendiamoci il nostro tribunale
Tutti insieme si può tentare”

Tutti insieme si può tentare""> Tutti insieme si può tentare"">

In prima pagina, il tribunale di Crema;

nell’articolo, Paolo Patrini e, sotto, Antonio Agazzi e Tino Arpini

CREMA – L’appello è lanciato da Tino Arpini e Paolo Patrini, consiglieri di Solo cose buone per Crema e Antonio Agazzi di Servire il cittadino, che però vogliono coinvolgere tutte le forze politiche, la città, il territorio, le associazioni e più aggregazioni possibili per far sentire, forte e chiara, la volontà di riottenere quel che è stato tolto alla nostra zona: il tribunale. Presidio che funzionava, era tra i primi in Italia per qualità e quantità di lavoro, il tribunale è stato chiuso, dopo oltre 200 anni di lavoro interrotto solo durante l’epoca fascista, venerdì 13 settembre 2013. Tutti a Cremona, tutti a Cremona. Ma quel tribunale, i cui capi non ebbero il coraggio di chiedere un rinvio della decisione, decretando la chiusura di Crema, ma anche il tracollo del proprio presidio, oggi annega sempre di più in una spirale di lavoro infinita che sembra non avere fine, aggravata anche dalla partenza di un terzo del personale (e non solo quello proveniente da Crema) che andrà a lavorare in altri presidi di giustizia. Se non è la fine del tribunale di Cremona, è il tracollo della puntualità della giustizia. Ecco dunque l’appello che Arpini e Patrini fanno alle istituzioni e ai cittadini perché, almeno una volta nella millenaria storia di Crema e del cremasco, ci si presenti uniti e compatti. Perché altre popolazioni, presentandosi unite e compatte hanno salvato il loro presidio, cosa che da non è accaduto per molti motivi, non ultimi le promesse e le blandizie di Cremona che, dal suo punto di vista, dovendo salvare il suo presidio non ha trovato altra soluzione che sacrificare il nostro.

Sono passati 20 mesi dall’aggregazione del Tribunale e della Procura della Repubblica di Crema a quello di Cremona, dalle grosse tensioni vissute dalle Istituzioni del territorio, che, per tutta risposta, subirono un’accelerazione al trasloco da parte del Presidente del Tribunale di Cremona in nome di una proclamata efficienza; ora stiamo registrando, grazie ai media locali, i ripetuti allarmi della stessa Presidente Ines Marini e del Procuratore Di Martino circa il sostanziale rischio di blocco dell’attività giudicante del Presidio di Cremona e del fallimento del presunto efficientamento del servizio e della sostenibilità economica, presupposti della incorporazione. Nel frattempo sul territorio non arrivano sentenze, ma una serie di comunicazioni dal deludente tenore: “rinvio per eccesso di lavoro”.

E’ stata una spending  review al contrario, per i costosi interventi di adattamento che hanno lasciato, tuttavia, sostanzialmente inadeguata la sede cremonese, visto l’ammassamento del personale, e la  necessità di trovare altri depositi per il consistente archivio cremasco, disseminandolo in varie strutture regionali. E’ stata un’operazione assurda, effettuata nella logica di servizi in capo al capoluogo provinciale, quando l’Ente Provincia era già decretato estinto a precisa e breve scadenza. In effetti si parla ora di Area Vasta omogenea ed il Cremasco si interroga circa aggregazioni territoriali più consone e vicine, alle quali è più votato sia per motivi storici che economico-commerciali o viari. Essere sede di un Tribunale gli darebbe, anche in questa ricerca, molta più forza contrattuale.

Al nostro Tribunale facevano capo 44 Comuni per una superficie di 508 kmq e oltre 150.000 abitanti. Il Collegio cremasco contava 206 avvocati ed il Presidio aveva una pianta organica di 7 magistrati, ed altri 3 presso la Procura della Repubblica. Era un Tribunale fra i più efficienti d’Italia, a servizio di circa 20.000 aziende del territorio, con 57.000 addetti (dati CCIAA del Dicembre 2011, vigilia dei decreti di revisione delle sedi giudicanti). Per il potenziamento della sua competenza, in osservanza delle indicazioni di legge, proponemmo l’accorpamento di Treviglio, sopprimenda sede staccata del Tribunale di Bergamo; il capoluogo orobico registrava già croniche criticità ed inoltre era in procinto di accorpare altre sedi distaccate della stessa provincia.

Avremmo avuto a Crema una struttura già adeguata a queste più ampie competenze senza il minimo aggravio di spesa per la finanza pubblica, offrendo anche al trevigliese migliore efficienza di servizio, maggiore vicinanza territoriale, e facilità di collegamento sia stradale che ferroviario. Sarebbe stata un’ottima occasione per consolidare e integrare economie territoriali molto qualificate, alle quali necessita un Foro di prossimità che funzioni. La proposta torna d’attualità, dopo che Treviglio, ottenuta all’epoca la proroga di un anno, da sei mesi si deve recare a Bergamo. Così dicasi per Cassano D’Adda, confluito a Lodi. Nella nostra circoscrizione ci sono grossi centri, come  Rivolta D’Adda, che distano da Cremona 75 km su una strada fra le più pericolose d’Italia per ricorrenza di incidenti mortali e, troppo spesso, va percorsa inutilmente per sentirsi pronunciare un rinvio.

La nostra ex Sede di Crema è ancora disponibile e le informazioni che arrivano da Cremona, non solo sono disastrose, ma si prospettano anche in peggioramento a causa dei grossi trasferimenti chiesti del personale.

Si parla tanto di prospettive del Cremasco nel 2030, di thinking Crema, ecc. ma, concretamente, occorrerebbe riprendere l’argomento Tribunale e rilanciare questa esigenza del territorio! E’ un sogno?  Può darsi, ma inneschiamo un argomento di rilancio e di speranza per il territorio, confidando di incontrare un largo favore. Per questo interesseremo tutte le Istituzioni locali e ministeriali, i Consiglieri Regionali, i Parlamentari e i Sindaci del territorio, i Presidenti di Corte d’Appello,  Tribunale di Cremona, ordine degli avvocati e quanti interessati alla questione per rappresentare la situazione venutasi a creare. Le ammissioni fallimentari da Cremona, il tema dell’Area Vasta ed il dialogo con altri territori, la disponibilità (per ora) dello stabile, sono occasioni di rilancio. Siamo consapevoli di dover navigare in acque soggette a forze centrifughe, ma il faro è l’interesse delle nostre comunità.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

© Riproduzione riservata
Caricamento prossimi articoli in corso...