Tino Arpini e le Poste di Ombriano
“Pizzetti non le faccia chiudere”
L’ufficio postale di Ombriano che le Poste vogliono chiudere
CREMA – Continua la lotta per mantenere aperto l’ufficio postale di Ombriano, che le Poste vogliono chiudere, dopo oltre cent’anni di onorato servizio. Ci sono due raccolte di firme, in atto in questi giorni e che ha già raccolto oltre 500 adesioni e Tino Arpini propone di unire gli sforzi e non andare da soli, per evitare di vedere la battaglia disperdersi in rivoli. Ecco la sua proposta.
Spiace a me, e a tante persone, vedere un insistente battage pubblicitario del Partito Democratico per la raccolta firme di protesta contro il progetto di sopprimere lo storico ufficio postale di Ombriano. Sembra quasi che la privazione di un servizio indispensabile alla vita del quartiere diventi un’occasione propizia per fare pubblicità al partito, proprio nel momento in cui è in corso il tesseramento. Quali altre ragioni, diversamente, addurre alla scelta di etichettare l’iniziativa che esclude automaticamente tutti gli altri appartenenti alla galassia politica, e cioè i più?
Un vero proposito di salvaguardia del presidio avrebbe dovuto cercare il consenso e la collaborazione dei colleghi consiglieri del quartiere, andando oltre lo steccato partitico. Soprattutto nei miei confronti, che sono stato pioniere nel denunciare il pericolo di chiusura della posta sin dal Luglio 2013, quando venni disatteso completamente ed anche etichettato come allarmista. Allora sì, avremmo potuto lavorare per evitare che il nome di Ombriano entrasse nella lista nera delle soppressioni da parte di Poste Italiane; mentre ora tutte le 600 località italiane interessate dal provvedimento stanno muovendosi e raccogliendo petizioni, incontrando, fin’ora, la totale chiusura, come ha trovato anche il nostro sindaco, accompagnata dalla sua indignazione tardiva.
Dunque il Partito Democratico, in quanto tale, potrebbe prodigarsi meglio e direttamente con i suoi rappresentanti politici, come il sen. Pizzetti, eletto a Crema e sottosegretario nel governo Renzi, perché le firme tanto pubblicizzate, alla fine, serviranno come leva politica per smuovere verso questi stessi personaggi.
Invece il quartiere deve affermare i suoi diritti andando oltre i partiti. Per questo, pur avendo poca fiducia nella efficacia di queste firme tardive, mi sono attivato anch’io, nel mio ruolo di consigliere comunale, raccogliendo fin’ora 200 firme da offrire ai colleghi, con i quali spero di poter condividere un testo di presentazione a nome della comunità ombrianese e non di altri. Intanto si sappia che presso la Ferramenta Angolare di via Pandino si firma sempre, senza eccezione di giorni ed orari e senza etichette partitiche.
C’è anche un’interpellanza parlamentare portata avanti dal parlamentare cremasco di Sel Franco Bordo e il sindaco Stefania Bonaldi ha nuovamente scritto alle Poste, facendo presente l’incongruenza della decisione, che va al di là di accordi a suo tempo presi. Il sindaco ribadisce alcuni concetti nella seconda lettera inviata alle Poste. Eccoli.
Avendo appreso incredula e con sgomento la volontà di Poste Italiane di chiudere l’ufficio postale di Ombriano ho chiesto un urgente incontro per chiarimenti in merito. Ho chiesto un resoconto dei dati documentali che hanno indotto Poste Italiane ad assumere la decisione e come sindaco confido che questa scelta non sia definitiva. Ho chiesto conto anche di come sia possibile che di tre chiusure a livello provinciale (le altre sono a Gallignano e a Vicomoscano, due frazioni molto piccole) una possa riguardare un quartiere di circa 6mila abitanti. Ho ricordato che solo nove mesi fa, in occasione della inaugurazione della nuova sede dei Sabbioni era stato garantito dai vertici aziendali presenti che le voci di una eventuale razionalizzazione della sede di Ombriano erano del tutto infondate e fantasiose. Circostanza che oggi valuto una presa in giro nei confronti della sottoscritta, dei consiglieri comunali e della comunità ombrianese. Aggiungo che gli interlocutori al momento non sembrano nemmeno disponibili a considerare ipotesi alternative e questa mi pare una chiusura tanto netta quanto inaccettabile. Ho spiegato a Poste Italiane che questa decisone unilaterale incontra il mio totale disappunto e quello della comunità. Dichiarando la mia completa insoddisfazione rispetto all’esito dell’incontro.
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