Cronaca

Zacchetti: “I miei ultimi anni da operaio all’ex Ferriera, prima della chiusura”

L’operaio Arcangelo Zacchetti, in occasione della riapertura dell’ex Ferriera grazie alle giornate Fai d’Autunno, ricorda il clima che si respirava all’epoca

Servizio di Sabrina Grilli
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“Ho lavorato in Ferriera dalla fine degli anni ‘70 all’inizio degli anni ‘80, cioè nel periodo in cui la Ferriera entrò in crisi, tant’è che, quando andai via, iniziò la cassa integrazione che portò, in seguito, alla chiusura della fabbrica”.

Arcangelo Zacchetti ha lavorato come operaio in quella che è stata la più grande fabbrica siderurgica della città di Crema, l’ex Ferriera, negli ultimi anni prima che chiudesse definitivamente i battenti.
Collocata in un’area di 55mila metri quadrati in via Gaeta, dietro la stazione, l’ex acciaieria di Crema, nata nel 1913, dette lavoro a migliaia di cremaschi.

Il periodo di massima espansione coincise con la Prima Guerra mondiale, per l’aumento di commesse belliche, tanto da divenire uno degli stabilimenti più grandi d’Europa.
Il declino, tra gli anni ‘70 e ’80, con le rivendicazioni sindacali, gli scioperi, il terrorismo e gli anni di piombo, che sfociarono nell’uccisone di Aldo Moro.
Furono anni molto difficili sia da un punto di vista economico, per la crisi della siderurgia, sia sociale, per il clima di alta tensione che si respirava.

“Qui in Ferriera – ricorda Arcangelo Zacchetti, ex operaio – la lotta fu molto aspra. Noi organizzavamo scioperi quasi tutte le settimane perché uccidevano carabinieri, giudici, magistrati. Ricordo che, una volta, in un solo mese, abbiamo fatto 40 ore di sciopero”.

Zacchetti fu coordinatore del Consiglio di Fabbrica e ricorda bene le dure condizioni di lavoro, la pericolosità di certi reparti, il rumore di fondo che inaspriva gli animi che spesso non trovavano altra via, per dare sfogo alla frustrazione, se non attraverso la violenza. Spesso la sintesi – prosegue Zacchetti – non era frutto di un confronto, di dialogo, di parole ma avveniva  con le mani e la violenza. Ci si menava”.

Nonostante ciò in tutti i reparti, da quelli più pericolosi come l’acciaieria e i laminatoi, a quelli un pò meno faticosi come la bulloneria, si respirava una grande solidarietà tra gli operai; c’era una grande coscienza e rispetto del lavoro altrui, qualunque fosse la condizione.

“Senza contare poi – conclude Zacchetti – i continui infortuni, quasi giornalieri, più o meno gravi; tant’è che c’era un’infermeria che fungeva da Pronto Soccorso, con due infermieri sempre a disposizione”.

L’ultimo reparto a chiudere fu la bulloneria, che la delegazione Fai di Crema, ha deciso di aprire al pubblico domenica 11 ottobre, dalla 9.30 alle 18. Visite guidate a questo luogo simbolo della storia industriale cremasca.

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